SINTESI-Ue/Usa contrari a uscita paese da euro,attenti yuan-Bini

venerdì 11 giugno 2010 17:14
 

(riscrive, accorpa più pezzi, aggiunge dichiarazioni)

di Francesca Landini e Giancarlo Navach

VENEZIA/MILANO, 11 giugno (Reuters) - L'uscita dalla zona euro di un paese in difficoltà avrebbe costi molto elevati per tutti, paesi creditori inclusi.

Questa è la considerazione che ha spinto i paesi europei a scegliere la via del consolidamento fiscale per Atene e tutti gli altri, accompagnata da riforme strutturali e dal rinnovamento del Patto di stabilità. E su questa linea l'Europa ha trovato una sponda anche negli Stati Uniti.

Lo ha spiegato Lorenzo Bini Smaghi, membro del consiglio esecutivo della Bce in un discorso preparato per il meeting del 'Consiglio per gli Stati Uniti e l'Italia'.

"Le ipotesi presentate da alcuni rispetto alla possibilità che un paese abbandoni l'euro o riguardo alla ricostituzione della zona euro in forma ridotta avrebbero effetti fortemente negativi su tutti, sia che si tratti di creditori netti sia di debitori netti", ha detto Bini Smaghi.

"L'impatto sarebbe ben più costoso che l'approccio alternativo - standard - che prevede di attuare un rigido piano di consolidamento fiscale in tutti i paesi, iniziando dalla Grecia".

Il consensus di G7 e G20 sul piano europeo "deriva dalla convinzione che i mercati finanziari sarebbero seriamente colpiti da un evento che mette in dubbio la solvibilità di un paese avanzato", ha detto Bini Smaghi, aggiungendo che "questo è il motivo per cui i nostri partner - in particolare gli Stati Uniti - hanno fortemente sostenuto l'azione del Fondo monetario, che ha fornito alla Grecia il più alto finanziamento della storia se paragonata alla quota del paese nel capitale Fmi".   Continua...