Italia, Pil pro capite perderà 5 punti in 2009-2014 vs zona euro

venerdì 9 aprile 2010 15:48
 

PARMA, 9 aprile (Reuters) - L'Italia è destinata a continuare ad arretrare in termini di Pil pro capite rispetto alla media della zona euro nei prossimi anni, scendendo di cinque punti percentuali tra il 2009 e il 2014.

Lo ha detto il direttore del Centro studi di Confindustria, Luca Paolazzi, nel suo intervento al forum "Libertà e benessere: l'Italia al futuro", illustrando dati elaborati dal Csc sulla base di dati Ocse, Maddison, Fmi e Globa Insight.

"Negli ultimi dieci anni la crescita si è bloccata e il Pil pro capite è rimasto fermo ed è arretrato nel confronto internazionale", ha detto

Fatta cento la media della zona euro, Paolazzi ha sottolineato il calo del Pil pro capite in Italia: se nel 1991 era del 106%, nel 2009 è stato pari al 95%, e nel 2014 sarà al 90%.

Un calo parallelo è visto anche rispetto all'economia Usa: nel 2014 il Pil pro capite italiano sarà pari al 64,3%, mentre nel 2009 è stato pari al 67% e nel 1991 al 77,6%.

Nel suo intervento Paolazzi ha spiegato l'enfasi posta sul binomio libertà, che "significa anche regole, legalità e poter scegliere", e benessere.

Tra i problemi evidenziati la bassa natalità, la popolazione stagnante, l'alto debito pubblico. E' necessario migliorare le condizioni di contesto, ha spiegato Paolazzi, ripercorrendo i 150 anni della storia d'Italia e dei suoi traguardi, con un Pil cresciuto 8 volte e un allungamento della vita di 2,6 volte.

"Da tempo diciamo che c'è ripresa ma che non è finita. E' ora di voltare pagina. Confindustria vuole fare sentire questa volontà con le imprese a una sola voce, bisogna cambiare passo", ha aggiunto Paolazzi.

"Le priorità vanno alla riduzione della burocrazia, all'alleggerimento del carico fiscale, alle infrastrutture, al mercato del lavoro, all'energia meno cara", ha detto Paolazzi, citando un sondaggio effettuato a febbraio da Demos & Pi sulle imprese e ricordando il rapporto Leoni diffuso lo scorso autunno in cui era stimato un impatto sulla crescita di circa il 30% del Pil nell'arco di 20 anni grazie a investimenti sul capitale umano, meno burocrazia e spesa pubblica per investimenti.

"Questo paese si sta incattivendo e si sta incattivendo perché non cresce più", ha concluso.