31 marzo 2010 / 14:31 / tra 8 anni

Crisi, pesa stretta credito perché manca mercato bond-Bankitalia

* Credito rallenta soprattutto per calo domanda imprese

* Razionamento offerta per avversione a rischio banche

* Banche caute su credito anche in prossimi mesi di ripresa

ROMA, 31 marzo (Reuters) - Il rallentamento del credito a imprese e famiglie italiane durante la crisi economica è soprattutto spiegato dal calo della domanda di prestiti ma anche, in misura minore, da un razionamento di offerta che le imprese non hanno potuto compensare con canali alternativi.

La mancanza di un mercato obbligazionario corporate adeguatamente sviluppato spiega così perché in Italia anche una riduzione piccola dell‘offerta di credito bancario sia tra le cause principali della caduta dell‘attività produttiva.

Sono queste alcune delle conclusioni di uno studio pubblicato dalla Banca d‘Italia, a firma di Fabio Panetta e Federico Maria Signoretti, in cui si analizza domanda e offerta di credito in Italia durante la crisi finanziaria.

“Dall‘avvio della crisi, nell‘estate del 2007, l‘espansione annuale del credito bancario al settore privato non finanziario in Italia si è ridotta di circa 12 punti percentuali, risultando sostanzialmente nulla nel gennaio del 2010”, si legge nello studio.

“Il rallentamento è stato accentuato per le imprese (circa 15 punti) rispetto alle famiglie (7 punti e mezzo). Un tale andamento non appare riconducibile a un‘unica causa. Le analisi svolte suggeriscono che la decelerazione del credito è attribuibile in misura prevalente al calo della domanda di prestiti”, analizza Bankitalia.

La contrazione degli investimenti ha ridotto il fabbisogno finanziario delle imprese, mentre minori consumi e debolezza del mercato immobiliare spiegano le minori richieste delle famiglie. Bankitalia indica, però, anche “tensioni dal lato dell‘offerta” tra le concause della frenata dei prestiti, come accaduto anche negli altri Paesi.

“Con riferimento al credito alle imprese, l‘impatto negativo dei fattori di offerta sulla dinamica dei prestiti nel 2009 è stimabile in un intervallo compreso tra un minimo di 1 e un massimo di 3,5 punti percentuali; la restrizione avrebbe raggiunto il culmine nei due trimestri a cavallo tra il 2008 e il 2009”.

DA LIMITATO CALO CREDITO IMPATTO NON TRASCURABILE SU PIL

Le banche avrebbero ridotto l‘offerta di credito soprattutto per gli aumentati rischi, fenomeno tipico delle fasi di recessione dell‘economia reale, che “nelle attuali circostanze potrebbe essere stato accentuato da un incremento dell‘avversione al rischio delle banche”.

Questo quindi più che problemi di liquidità o patrimoniali spiegherebbe meglio il calo di offerta.

Il problema peculiare dell‘Italia, emerge dall‘analisi, è che “sebbene di entità relativamente limitata, la minore disponibilità di credito avrebbe avuto un impatto non trascurabile sull‘economia reale”, sottolineano gli autori.

“Per l‘Italia si stima che in assenza di interventi, il complesso dei fattori di crisi avrebbe compresso il livello del Pil per oltre 6,5 punti percentuali nel 2009 e quasi 10 nel 2010; agli effetti della restrizione creditizia sugli investimenti sarebbe quindi attribuibile circa un quinto dell‘impatto della crisi sull‘economia italiana nel 2009; per il 2010 il contributo della restrizione creditizia alla caduta del Pil rappresenterebbe invece una frazione trascurabile del totale”, si legge nell‘articolo di Panetta e Signoretti.

Questa apparente contraddizione, piccola restrizione del credito grande effetto sull‘economia, è spiegabile “con le caratteristiche strutturali - le debolezze - del sistema finanziario italiano, incentrato sul ruolo delle banche, privo di mercati obbligazionari e azionari sviluppati, di fatto incapace di fornire al sistema produttivo risorse alternative al credito bancario”.

In altri importanti paesi la caduta dell‘offerta di credito bancario è stata assai profonda, ma i suoi effetti sono significativamente attenuati dal diffuso ricorso ad altre fonti di finanziamento, spiegano gli economisti di Bankitalia, citando i più sviluppati mercati obbligazionari di altri Paesi.

ANCORA MESI DI TENSIONI CREDITO, PIU’ CAUTE GRANDI BANCHE

La crisi del credito, poi, non è finita.

“Le tensioni nell‘offerta di credito potrebbero proseguire nei prossimi mesi”, si legge nel documento che spiega che l‘esperienza degli anni passati dice che le sofferenze emergono in ritardo rispetto alla recessione e vanno avanti anche con la ripresa.

Poi la restrizione del credito alle imprese potrebbe risentire del ritardo con cui i bilanci delle imprese affidate registrano gli effetti della recessione.

Bankitalia si aspetta che questi “provocheranno nei prossimi mesi un deterioramento del merito di credito stimato dalle banche mediante sistemi automatici di selezione della clientela”.

Più sofferenze e minore merito di credito potrebbero indurre le banche più grandi, “che fondano le politiche di impiego su dati quantitativi - a mantenere un atteggiamento di cautela nell‘offerta di credito, pur in una fase di ripresa ciclica”.

Un freno al rischio di un razionamento del credito viene però, sottolinea Bankitalia, sia dalla ripresa dell‘economia reale, che riduce “il rischio di insolvenza della clientela bancaria”, sia “i numerosi interventi effettuati dalle autorità dall‘avvio della crisi”.

Particolare rilevanza, dice Bankitalia, ”assumono le misure volte a sostenere finanziariamente le imprese, migliorandone il merito di credito e contenendone le insolvenze.

Aiuta a contenere la frenata del credito anche il miglioramento dei ratio patrimoniali delle banche e della liquidità delle banche.

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