10 marzo 2009 / 17:04 / 9 anni fa

COMMENTO-Ping-pong di responsabilità non è buon segno per il G20

di Paul Taylor

columnist Reuters

PARIGI, 10 marzo (Reuters) - I preparativi per la riunione del G20 del mese prossimo stanno degenerando in un esercizio di rimpallo di responsabilità più che nella definizione di un “Grande accordo” per salvare l‘economia mondiale e dare nuove regole al capitalismo.

Le potenze industrializzate sono in disaccordo su come arrestare la slavina della produzione e gestire il collasso delle banche, su quanta regolamentazione introdurre nei mercati, su come raggiungere una intesa sul commercio internazionale e scongiurare rigurgiti protezionisti, su come distribuire peso politico alle economie emergenti in cambio dei loro soldi.

Di questo passo, è molto difficile che il summit del 2 aprile a Londra -- debutto internazionale per il presidente Usa Barack Obama -- riporti la fiducia.

Gli Stati Uniti ritengono che gli altri paesi dovrebbero seguire il loro esempio e investire maggiori risorse pubbliche nel rilancio della domanda. E fanno orecchie da mercante a chi chiede una radicale regolamentazione finanziaria.

I ministri delle Finanze della zona euro, ansiosi di difendere la disciplina finanziaria sulla quale si base la loro moneta unica, si rifiutano di accumulare altro debito prima che i provvedimenti di stimolo all‘economia già decisi abbiano prodotto i primi effetti.

L‘Unione europea vuole il raddoppio a 500 miliardi di dollari delle munizioni a disposizione del Fondo monetario internazionale per aiutare i paesi in difficoltà, compresi quelli dell‘Europa orientale, e desidera che siano Cina, Arabia Saudita, Russia e altri a pagare la maggior parte del conto.

Tuttavia ci sono ancora pochi segnali che gli europei intendano accettare una diminuzione dei loro voti nel Fmi per fare spazio alle economie emergenti.

Washington e Londra resistono poi alle pressioni francesi e tedesche per una regolamentazione vincolante per tutti i mercati e le istituzioni finanziarie, hedge funds e private equity compresi.

Germania e Cina da una parte dovrebbero essere disposte a pompare più soldi pubblici nelle rispettive economie per sostenere la domanda mentre dall‘altra Stati Uniti e Gran Bretagna dovrebbero accettare regole globali di regolamentazione per tutti i mercati.

Le nazioni industrializzate dovrebbero concedere poi più potere ai paesi emergenti nel Fmi e accoglierli nel Financial Stability Forum in cambio di un contributo al finanziamento dei salvataggi e di un ambizioso accordo sulla liberalizzazione degli scambi mondiali.

Uno dei pochi temi sul quale, almeno a parole, c’è accordo è un giro di vita sui paradisi fiscali. E’ un tema utile da sfruttare politicamente per mostrare attenzione alla giustizia sociale (e migliorare le entrate) in un momento in cui cifre senza precedenti di denaro pubblico vengono utilizzate per salvare le banche.

Ma quello dei paradisi fiscali può difficilmente essere considerato una delle priorità centrali per il superamento della peggiore crisi dalla Grande Depressione.

Nella riunione del fine settimana i ministri delle Finanze del G20 devono compiere passi avanti sostanziali verso un coordinamento delle politiche fiscali di stimolo all‘economia, della regolamentazione, del commercio mondiale, delle risorse aggiuntive al Fmi, e maggior peso alle economie emergenti.

Altrimenti il vertice di Londra potrebbe passare alla storia come una pietra miliare nella discesa verso la depressione.

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