9 febbraio 2009 / 18:18 / 9 anni fa

PUNTO 1 - Tesoro, debito/Pil 2009 sale al 110,5%, 2010 al 112%

(Accorpa pezzi, aggiunge dettagli)

ROMA, 9 febbraio (Reuters) - Economia in contrazione del 2% e debito al 110,5% nel 2009.

Sono le cifre ufficiali contenute nell‘aggioramento al Programma di stabilità italiano pubblicato oggi sul sito del Tesoro.

Il governo, come da attese, ha ridotto le previsioni di crescita dell‘economia adeguandole a quelle della Commissione europea e ha rivisto al rialzo i target di deficit e debito pubblico.

Nel dettaglio l‘aggiornamento 2008 del Programma di stabilità, inviato dall‘Italia a Bruxelles, prevede che il Pil nel 2009 cali del 2%, a fronte dell‘ultima previsione fatta a fine settembre di crescita positiva dello 0,5%.

Il Pil dello scorso anno è visto in contrazione dello 0,6%, dando così all‘Italia due anni consecutivi di discesa per la prima volta dopo la fine della Seconda Guerra mondiale.

L‘economia italiana tornerà a crescere nel 2010 di uno 0,3% e dell‘1% nel 2011.

Il crollo economico produrrà un marcato deterioramento della finanze pubbliche, sebbene il deficit di bilancio sia visto salire meno che in altri Paesi europei come Gran Bretagna, Irlanda e Spagna.

Il Programma di stabilità prevede infatti che il deficit 2009 salga al 3,7% dal 2,6% del 2008 (rivisto da 2,5%), per scendere marginalmente nel 2010 al 3,3% e nel 2011 al 2,9%.

“L‘aggravarsi della crisi economica nel biennio 2008-2009 e la conseguente maggiore criticità delle condizioni di finanza pubblica portano al rinvio del raggiungimento dell‘obbiettivo di medio termine, pur restando confermato l‘impegno al conseguimento dell‘obbiettivo di pareggio di bilancio”, dice il Tesoro nel Programma di stabilità.

DEFICIT STRUTTURALE SOTTO IL 3% TRA 2009 E 2011

Malgrado il peggioramento della situazione, l‘Italia dovrebbe essere in quella minoranza di Paesi europei per i quali non è previsto l‘avvio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo. In termini strutturali, infatti, l‘indebitamento netto in rapporto al Pil si mantiene sotto il 3% nel triennio 2009-2011.

La contrazione del Pil produce effetti anche sulla stima della pressione fiscale, rivista lievemente al rialzo rispetto alle previsioni di settembre al 43% nel 2008, al 43,3% sia nel 2009 sia nel 2010, e al 43,2% nel 2011.

Il debito pubblico italiano, il maggiore nell‘Eurozona ed il terzo debito pubblico a livello mondiale, salirà al 110,5% nel 2009 e al 112% nel 2010, per scendere lievemente al 111,6% l‘anno successivo.

La stima del debito 2009 “non considera le emissioni di debito pubblico per eventuali interventi a sostegno del sistema bancario. Parimenti essa non include gli eventuali proventi derivanti da tali misure, attualmente ancora non quantificabili”, spiega il nuovo Programma di stabilità italiano.

CON PIL A -0,2% IN 2010 DEBITO SOPRA 114%

Il Tesoro elabora anche una serie di previsioni sull‘evoluzione di debito e deficit nel caso l‘andamento dell‘economia risultasse peggiore alle stime. Se il prossimo anno l‘Italia dovesse registrare una diminuzione dell‘attività economica dello 0,2%, pari a una minore crescita di mezzo punto rispetto allo scenario base di +0,3%, il debito si porterebbe al 114,4% del Pil e il deficit al 4% del Pil.

Se la stessa minor crescita di mezzo punto rispetto allo scenario base di -2% si dovesse verificare quest‘anno il deficit schizzerebbe al 4,1% del Pil e il debito al 111,5% (contro il 110,5%). Il nuovo Programma di stabilità affronta inoltre il nodo della spesa pensionistica per dire che l‘Italia non si trova poi così male rispetto agli altri Paesi europei.

Secondo il Tesoro, infatti, nonostante l‘Italia sia uno dei Paesi con più elevato tasso di invecchiamento della popolazione, le spese legate a questo fenomeno, come quella per le pensioni, mostrano una evoluzione contenuta.

“Il consolidamento fiscale previsto nel presente Aggiornamento al 2011 risulta sufficiente ad assicurare finanze pubbliche sostenibili nel lungo periodo”, si legge nel documento.

In particolare, la spesa pensionistica sul Pil vede un picco al 15,3% al 2038 (dal 2035 del Dpef) per poi scendere al 13,9% nel 2055 (dal 2050).

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