Petrolio, Scaroni: taglio consumi unico modo per ridurre prezzi

martedì 9 settembre 2008 12:34
 

ROMA (Reuters) - L'unica strada possibile per abbassare nell'immediato il prezzo del petrolio passa da una riduzione dei consumi, combinata con maggiori investimenti in esplorazione e produzione di greggio.

Lo scrive l'Ad di Eni, Paolo Scaroni, in un editoriale sul Oil, la rivista del gruppo petrolifero italiano.

Secondo Scaroni, l'aumento del prezzo del barile è dovuto alla scarsità di investimenti in esplorazione negli ultimi vent'anni, che ha determinato una riduzione della spare capacity, la riserva di produzione inutilizzata disponibile per far fronte a imprevisti, dal 15% degli anni 80 al 3% attuale.

"L'unico modo di ricostruire una spare capacity adeguata è ridurre i consumi, adottando comportamenti più razionali", scrive Scaroni. Se gli Stati Uniti, ad esempio, "si dotassero di un parco macchine efficiente quanto quello europeo", la domanda di petrolio si ridurrebbe "di circa 4 milioni di barili al giorno". Questo porterebbe la spare capacity a un "più rassicurante 8% del consumo mondiale, allentando le tensioni del mercato".

Nell'Unione europea, i consumi di petrolio si possono ridurre aumentando l'efficienza di sistemi di condizionamento e riscaldamento, e "adottando una politica energetica differenziata, che preveda l'utilizzo del nucleare" per uso elettrico e "un maggior utilizzo dell'elettricità per riscaldamento e trasporti", dice Scaroni auspicando la costruzione di nuove centrali nucleari.

Sul lato dell'offerta, per l'Ad di Eni bisogna creare le condizioni per maggiori investimenti nella produzione, adottando formule contrattuali "simili ai take or pay del settore gas", "che prevedano l'impegno ad acquistare quantità di petrolio predefinite a prezzi fissi". "Sarebbe un modo", aggiunge Scaroni, "per rassicurare i produttori che oggi limitano gli investimenti per timore di un crollo del prezzo, cancellando inoltre le diffidenze verso i nostri progetti di risparmio energetico".

Scaroni cita anche il fenomeno speculativo come una delle cause, anche se non la più importante, del rincaro del greggio, e auspica un intervento "per limitare la possibilità di ricorso al debito nella compravendita di petrolio a termine, alzando la proporzione del valore del contratto che va depositato prima di ogni operazione dall'attuale 7% ad un più razionale 20-25%". "

 
<p>L'AD di Eni Paolo Scaroni. REUTERS/Remo Casilli</p>