Crisi, per 87% italiani non è finita - Ispo/Confesercenti

martedì 10 novembre 2009 12:04
 

ROMA, 10 novembre (Reuters) - Per l'87% degli italiani la crisi appare come un fenomeno ancora lontano dalla fine.

E' quanto risulta da un sondaggio Ispo effettuato a fine settembre per la Confesercenti e che è stato presentato oggi da Renato Mannheimer e dal presidente dell'associazione dei commercianti Marco Venturi.

Per quel che riguarda gli aspetti particolari, il timore maggiore riguarda la difesa del posto di lavoro, mentre il 44% degli intervistati dice che in futuro farà più attenzione ai propri risparmi.

Secondo il sondaggio gli italiani nutrono sempre maggiori timori per la situazione economica del paese, rispetto alla quale la quota di chi si dichiara "molto" o "abbastanza" preoccupato è pari al 93%, ed è salita del 5% da maggio ad oggi.

Dalla indagine campionaria emerge un senso di precarietà, non trascurabile, delle condizioni occupazionali: circa un italiano su 5 dichiara che, da un anno a questa parte, qualcuno nella sua famiglia ha perso il lavoro o è stato messo in Cig. Non solo: la metà degli occupati teme per il proprio posto di lavoro. Il timore per il proprio posto di lavoro è più forte tra le categorie sociali meno competitive, ad esempio le donne, chi ha credenziali educative inferiori o una professione meno qualificata. È, inoltre, più marcato nelle nuove generazioni.

Al crescere dell'età, invece, il pendolo dell'insicurezza si sposta verso la situazione economica della propria famiglia. Probabilmente la precarietà in cui riversano le nuove generazioni si traduce, a livello familiare, in timori per il futuro dei propri figli.

Secondo Mannheimer pare che stiano affiorando sacche di insicurezza sociale nelle aree della grande industria, e questo contribuisce ad aumentare il distacco tra Nord-ovest, da un lato, e Nord-Est, dall'altro.

"Se volessimo tentare di dare una spiegazione a questo fenomeno, i dati finora in nostro possesso ci permetterebbero solo di fare alcune ipotesi. Ad esempio, di dire che la capacità di risposta alle sfide che la crisi impone, può essere differenziata per tipologia di sistema economico" ha detto il presidente dell'Ispo ed ha aggiunto che "un sistema industriale più grande, ma anche più aggressivo, potrebbe avere più chanches di sopravvivere alla crisi, ma potrebbe anche rivelarsi 'fatale' per le categorie sociali meno competitive. Invece una rete industriale più piccola, ma più fitta, potrebbe offrire, in alcuni casi, maggiori occasioni di adattamento e resilienza alla crisi. Si tratta, tuttavia, solo di ipotesi, che andrebbero indagate in maniera più approfondita alla luce degli scenari futuri".

La parte finale dell'indagine riguarda la propensione ai consumi: sul versante dei risparmi, la crisi favorisce uno stato d'animo più prudente che induce gli italiani ad adottare diverse strategie, di tipo preventivo.

Quasi la metà (44%) di loro, infatti, pensa che nei prossimi mesi, rispetto a prima della crisi, farà più attenzione di prima all'andamento dei propri risparmi (controllo della liquidità disponibile, dei tassi di interesse...). Tra le categorie sociali più prudenti rientrano le donne, le classi centrali di età e chi ha un lavoro di responsabilità, come gli imprenditori, i dirigenti o i liberi professionisti.

Non solo, per via della recessione molti si vedono costretti ad intaccare i propri risparmi messi da parte: il 35% pensa che nei prossimi mesi lo farà più di prima della crisi, un altro 35% pensa che lo farà come prima.