10 ottobre 2017 / 13:03 / tra 14 giorni

Italia, Pil migliora ma resta in ritardo su zona euro, debito giù solo in 2018 - Fmi

MILANO, 10 ottobre (Reuters) - Per l‘economia italiana migliorano le prospettive di crescita quest‘anno e si confermano sostanzialmente quelle sul prossimo, poco sopra l‘1%.

Lo scenario della ripresa resta tuttavia decisamente un passo indietro rispetto alla media della zona euro.

Questa l‘opionione del Fondo monetario internazionale riassunta nel rapporto semetrale ‘World economic outlook’, dove la previsione sul prodotto interno lordo nazionale passa a 1,5% da 1,3% delle attese di luglio per il 2017, per poi decelerare a 1,1% (1,0% la proiezione di tre mesi fa nell‘aggiornamento Weo) il prossimo.

Per un‘idea dell‘ordine di grandezza assoluto, la scommessa Fmi sulla crescita della zona euro viene corretta al rialzo di due decimi sul biennio, portata rispettivamente a 2,1% sul 2017 e 1,9% sul 2018.

Quella sull‘Italia è comunque da parte degli economisti di Washington una promozione di 0,2% su quest‘anno e 0,1% sul prossimo, il cui valore si evidenzia anche perché il punto di partenza, ovvero la crescita 2016, è esattamente la metà -- 0,9% contro l‘1,8% -- della media euro.

Le nuove previsioni vanno comunque innanzi tutto confrontate con quelle della Nota di aggiornamento al Def di fine settembre, che scommette su una crescita di 1,5% sia quest‘anno sia il prossimo.

E’ dunque sul 2018 che emerge una netta divergenza: laddove il governo punta su una crescita stabile il Fondo ne vede una decelerazione, peraltro in linea alle attese su Germania e Spagna, mentre per la crescita francese l‘ipotesi è di un miglioramento l‘anno prossimo.

RIENTRO DEBITO/PIL SOLO DA 2018

Nessun riferimento specifico all‘Italia proprio sul punto dolente del debito.

“Nel medio termine le prospettive della zona euro restano sottotono: a frenare la crescita potenziale concorrono la debolezza della produttività, condizioni demografiche sfavorevoli e -- in alcuni Paesi -- il cumulo del debito pubblico e privato” si legge nel primo capitolo Weo dal titolo ‘Alla ricerca di una crescita sostenibile - ripresa nel breve termine, sfide nel lungo termine’.

Per l‘Italia dopo il 132,0% con cui si è chiuso l‘anno scorso -- dato rivisto da Istat a fine settembre contro il precedente 132,6% -- l‘attesa Fmi è di un rapporto a 133,0% nel 2017 e a 131,4% nel 2018, contro quella del governo pari rispettivamente a 131,6% e 130%.

Quanto al disavanzo, la traiettoria prefigurata dal Fondo indica 2,2% del Pil -- da 2,5% dell‘anno scorso -- sul 2017 e 1,3% sul 2018, contro rispettivi 2,1% e 1,6% dell‘aggiornamento al Def.

Le proiezioni Fmi -- avverte una nota all‘allegato delle tabelle -- sono basate sulla legge finanziaria 2017 e sul Def di aprile, dunque non tengono in considerazione l‘aggiornamento del quadro macro presentato il mese scorso dal governo di Paolo Gentiloni che incorpora la riduzione della correzione del deficit strutturale 2018 allo 0,3%.

A livello di deficit strutturale l‘attesa Fmi è di 1,4% quest‘anno e 0,8% il prossimo, mentre il quadro programmatico del governo indica rispettivamente 1,3% e 1,0%.

La ricetta Fmi sintetizzata ai massimi termini in una tabellina a a colori suggerisce per l‘Italia politica monetaria -- su cui peraltro Roma non esercita alcun controllo -- espansiva unitamente a una politica di bilancio invariata nel breve ma decisamente restrittiva nel lungo termine.

Non manca infine un riferimento al tema delle banche della zona euro, cui ampio spazio daranno comunque i rapporti ‘Global Financial Stability’ e ‘Fiscal Monitor’.

Il Fondo riconosce gli ulteriori progressi fatti dalla primavera nella pulizia dei bilanci e una dinamica positiva dei finanziamenti alle imprese in atto ormai da metà 2015.

“La percentuale dei crediti deteriorati è rimasta comunque elevata nel primo trimestre, intorno a 5,7% per la media euro ma superiore a 10% in sei Paesi, con le banche italiane che hanno in portafoglio circa il 30% dello stock complessivo. Rimane anche la sfida della redditività, con un rapporto tra costi e asset che stenta a calare, soprattutto per gli istituti di credito di medie e piccole dimensioni” scrive l‘analisi Fmi.

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