Istat: pensionati 2014 in calo a 16,3 mln, a donne 6.000 euro in meno

lunedì 4 gennaio 2016 14:24
 

ROMA, 4 gennaio (Reuters) - Nel 2014, i pensionati sono 16,3 milioni (-134.000 rispetto al 2013) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di circa 17.000 euro (+400 euro circa su anno). Le donne sono il 52,9% e ricevono mediamente importi di circa 6.000 euro inferiori a quelli maschili.

Lo rende noto Istat in un report sulle condizioni di vita dei pensionati, pubblicato oggi.

Nel 2013, il reddito medio pensionistico netto è stimato in 13.647 euro (circa 1.140 euro mensili); la metà dei pensionati percepisce meno di 12.532 euro (1.045 euro mensili).

I pensionati laureati hanno un reddito lordo di circa 2.490 euro mensili, più che doppio rispetto a chi è senza titolo di studio o ha la licenza elementare (1.130 euro).

Nel 2013, tra i beneficiari, le pensioni di vecchiaia e anzianità rappresentano la fonte principale di reddito (in media il 64%), seguite dai redditi da lavoro (16%); tra le pensionate, invece, è forte l'apporto delle pensioni di reversibilità (27,6%) e quello delle assistenziali è più elevato rispetto agli uomini (9,5%).

Tra i residenti nel Mezzogiorno, il contributo delle pensioni di reversibilità è superiore alla media (14,1% contro 12,1% del Nord), d'invalidità (6,6% contro 2,5%) e delle assistenziali (13,4% contro 4,1%).

Le famiglie con pensionati sono stimate in 12,4 milioni: per il 63,2% i trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile (per il 26,5% l'unica fonte di reddito). Il reddito netto medio di tali famiglie è stimato in 28.480 euro, circa 2.000 euro inferiore a quello delle famiglie senza pensionati. Ma il rischio di povertà tra le famiglie con pensionati è inferiore a quello delle altre (16% contro 22,1%).

Il rischio di povertà è elevato tra i pensionati che vivono soli (22,3%) o con i figli come genitori soli (17,2%); il 31,3% delle famiglie in cui il pensionato deve sostenere gli altri adulti che non percepiscono redditi da lavoro è considerato a rischio di povertà.

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