September 17, 2014 / 12:12 PM / 3 years ago

Italia, da deflazione rischi prolungamento recessione e rating-Fitch

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MILANO, 17 settembre (Reuters) - Uno scenario deflattivo potrebbe avere un impatto pesante sui conti pubblici italiani, sia a livello di crescita, che rimarrebbe negativa ancora per diversi anni, sia di debito pubblico, che potrebbe puntare a quota 150% del Pil.

L'allarme arriva dall'agenzia di rating Fitch in un rapporto di oggi dedicato ai rischi della deflazione sull'economia della zona euro, che considera proprio l'Italia come uno dei casi studio per quel che riguarda i paesi periferici.

Fitch sottolinea che al momento lo scenario base, quello ritenuto più probabile, prevede un'economia della zona euro in graduale rafforzamento e capace di evitare la deflazione; e su tale scenario, sottolinea, sono basati i rating attuali.

Tuttavia, mette in chiaro l'agenzia, l'analisi non può non tenere conto dei rischi effettivamente esistenti tra cui quello deflattivo. Fitch analizza allora le conseguenze di uno scenario alternativo per la zona euro "di protratta deflazione alla giapponese", in cui l'inflazione scenda al -1% nel 2015 e 2016, per poi assestarsi attorno allo zero per diversi anni a seguire.

"Una protratta deflazione potrebbe aumentare l'incertezza sulla capacità della Bce di offrire un'efficace risposta, indebolire il meccanismo di trasmissione monetaria e, in ultimo, riaccendere il dibattito su possibili uscite dall'euro" si legge nel rapporto. "Tale scenario porterebbe probabilmente ad una serie di downgrade, specialmente nella periferia".

Con Deflazione Ritorno a Crescita Solo in 2017

Fitch ha attualmente un rating sovrano sull'Italia BBB+ con outlook stabile; il prossimo pronunciamento dell'agenzia sull'Italia è in calendario per il 24 ottobre.

Nello scenario sfavorevole, Fitch ipotizza una discesa dell'inflazione italiana a zero quest'anno, a -1,5% nel 2015, a 1,2% nel 2016 e di nuovo a zero negli anni successivi. In tale contesto, le proiezioni dell'agenzia indicano che il paese potrebbe riemergere dalla recessione solo nel 2017: nel frattempo il Pil italiano si contrarrebbe di uno 0,5% sia nel 2014, sia nel 2015, sia nel 2016, con un tasso di disoccupazione in progressiva salita oltre il 13%.

Parallelamente il rapporto debito/Pil viene visto al 137,7% quest'anno, al 142,6% il prossimo e al 146,1 nel 2016, per arrivare fino a quota 151,6% nel 2022 (tenendo sempre ferma l'ipotesi di un avanzo primario tra il 2,4% e il 3% del Pil).

Al contrario lo scenario di base prevede un'inflazione italiana allo 0,6% quest'anno e poi in risalita all'1% nel 2015 e all'1,3% nel 2016. In questo caso il Pil viene visto in ripresa già nel 2014 (+0,4%) e in rafforzamento nel 2015 (+1%) e nel 2016 (+1,2%). A tali dati corrisponde inoltre un lieve trend di discesa del debito: 134,4% nel 2014, 133,8% nel 2015, 133,0% nel 2016, fino al 122,0% nel 2022.

Fitch avverte che a fine settembre sarà diffusa una nuova serie di stime di base per la zona euro, probabilmente più deboli su crescita ed inflazione, per tener conto del deterioramento del quadro osservato negli ultimi mesi.

Sul fronte Bce, l'agenzia spiega che le misure annunciate nel meeting di giugno della Bce hanno un'efficacia "incerta", mentre non si esprime ancora sul pacchetto annunciato questo mese.

"Un quantitative easing attraverso l'acquisto di titoli di Stato è un'assenza di rilievo tra le misure annunciate" afferma Fitch, affermando comunque che Francoforte sembra muoversi in quella direzione. Ma un QE, si fa notare, sarà tenuto dalla Bce come ultima possibilità, sia a causa della forte contrarietà tedesca sia per le complicazioni operative che esso comporterebbe.

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