14 agosto 2014 / 10:49 / 3 anni fa

SINTESI-Zona euro, economia vicina allo stallo, si teme effetto sanzioni a Russia

* Recupero economia zona euro in stallo

* Germania a sorpresa scivola in contrazione

* Francia piatta, governo rivede previsioni crescita

* Italia in recessione per terza volta dal 2008

* Incertezza russa peserà già su terzo trimestre

BERLINO/BRUXELLES, 14 agosto (Reuters) - L'economia della zona euro ha subìto una battuta di arresto nel secondo trimestre dell'anno, perdendo di vigore a causa della contrazione in Germania e della stagnazione in Francia.

Lo zero nella crescita riportato oggi da Eurostat è un campanello di allarme per i politici e decisori nell'economia dei 18 paesi, che già devono fare i conti con l'impatto delle sanzioni contro la Russia per la crisi ucraina.

In Germania, la più grande economia europea, il Pil si è contratto dello 0,2% nel trimestre, sotto le previsioni della Bundesbank.

Con così tanta incertezza riguardo a Russia e Ucraina, un rebound è improbabile, anche se il ministro dell'Economia tedesco Sigmar Gabriel ha detto che il Pil tornerà a crescere nel resto dell'anno malgrado "i rischi dall'estero siano, senza dubbio, aumentati".

"I dati di oggi mostrano che la crescita è ancora troppo debole per resistere agli shock esterni, il che significa che la crescita del Pil resterà probabilmente in modalità stop-and-go", spiega Peter Vanden Houte, capo economista per la zona euro di Ing.

La Francia ha fatto poco meglio, mantenendosi piatta per il secondo trimestre consecutivo. La cosa ha costretto il governo a confrontarsi con la realtà, ad annunciare che mancherà l'obiettivo del deficit di bilancio anche quest'anno e a tagliare della metà le sue previsioni di crescita dell'1%.

L'Italia, la terza più grossa economia della zona euro, è entrata in recessione per la terza volta dal 2008 nel secondo trimestre con un calo del Pil dello 0,2%, aumentando la pressione sul presidente del Consiglio Matteo Renzi per il completamento delle promesse riforme strutturali.

Ieri, il capo della Bundesbank Jens Weidmann ha detto che la politica monetaria della zona euro non dovrebbe puntare ad indebolire la moneta unica e che i singoli stati membri dovrebbero fare passi propri per spingere la crescita, respingendo così al mittente la richiesta francese a Germania e Bce di fare di più.

Oggi, il ministro delle Finanze francese Michel Sapin ha rilanciato la proposta che l'Ue adotti una politica monetaria adeguata a "una situazione eccezionale di crescita debole e bassa inflazione nell'intera zona euro", una posizione simile a quella italiana e in contrasto con la rigidità tedesca.

Nessun riferimento invece all'obiettivo del 2015, quando il deficit francese dovrebbe rientrare in linea con il tetto del 3% del Pil previsto dall'Ue. Sapin si è limitato a dire che Parigi ridurrà il suo deficit ad "un ritmo appropriato".

Altri paesi della zona euro sono leggermente più forti. L'Olanda ha ribaltato la contrazione del primo trimestre con un'espansione dello 0,5%, l'Austria è cresciuta dello 0,2% e la Finlandia si è messa alla spalle una breve recessione con una crescita dello 0,1%.

Gli analisti vedono soprattutto il commercio estero e gli investimenti dietro i dati deludenti, aggiungendo che la domanda dei consumatori invece ha probabilmente contribuito positivamente alla crescita del secondo trimestre con le vendite al dettaglio salite dello 0,4% su trimestre.

IL TERZO TRIMESTRE ANDRA' MEGLIO?

Il timore per la zona euro è che le sanzioni imposte alla Russia nell'ambito della crisi ucraina, e la ritorsione di Mosca che ha deciso di vietare la maggior parte delle importazioni di alimenti, agiscano da ulteriore freno alla crescita.

I sondaggi evidenziano che le speranze per un rilancio nel terzo trimestre siano ora minacciate.

L'indice Zew sull'economic sentiment, diffuso ieri, mostra che il morale degli analisti tedeschi e degli investitori è sprofondato in agosto ai livelli più bassi in oltre un anno e mezzo.

"I rischi di un calo nel terzo trimestre si sono intensificati, soprattutto a causa dell'intensificarsi delle tensioni geopolitiche, le previsioni delle esportazioni in Russia in vista dei potenziali effetti delle sanzioni...e dell'incertezza", spiega Evelyn Herrmann, economista di Bnp Paribas.

La Grecia sta mostrando invece alcuni segnali di miglioramento, con una contrazione nel secondo trimestre al suo ritmo annuale più lento dalla fine del 2008, a sostegno delle aspettative di Atene di uscire quest'anno da sei anni di crisi.

La Banca centrale europea a luglio, dopo aver mantenuto i tassi ai minimi record, ha lasciato intendere di essere pronta ad intraprendere nuove azioni, forse stampando moneta o acquistando bond, nel caso in cui il blocco dovesse scivolare verso la deflazione.

"Guardando avanti, i recenti leading indicator non mandano un messaggio promettente", spiega Martina Von Terzi, analista di Unicredit. "I rischi dalla Russia non possono essere sottostimati. E' probabile una crescita meno dinamica nel terzo trimestre e nel 2014".

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