15 aprile 2014 / 10:48 / tra 3 anni

PUNTO 1-Ripresa resta fragile, rendere debito sostenibile - Bankitalia

* Ridurre il debito aumentando la crescita

* Regole Ue prevedono margini di flessibilità

* “Ambizioso” il piano sulle privatizzazioni

* Tagli spesa insufficienti per centrare deficit 2015 (Aggiunge dichiarazioni Signorini e contesto)

ROMA, 15 aprile (Reuters) - Con una ripresa che resta “fragile” e gravata da “rischi al ribasso”, il governo deve “assicurare la sostenibilità del debito pubblico” per “conservare la fiducia dei mercati”.

Lo dice il vice direttore generale della Banca d‘Italia, Luigi Federico Signorini, giudicando ambiziosi gli introiti previsti dalle privatizzazioni e insufficienti i risparmi di spesa per centrare il target di deficit del 2015.

“Sull‘andamento dell‘attività economica nei prossimi trimestri gravano rischi al ribasso, legati all‘eventualità di sviluppi internazionali sfavorevoli o, sul piano interno, di un riassorbimento più lento delle residue tensioni sul mercato del credito”, avverte Signorini in un‘audizione alla Camera sul Documento di economia e finanza (Def).

Il governo prevede un tasso di crescita dello 0,8% nel 2014 e dell‘1,3% nel 2015. Le stime del triennio 2016-2018, che vedono il Pil accelerare dall‘1,6 all‘1,9%, sono “più forti di quelle finora prefigurate da altre istituzioni”, dice Signorini.

“Abbiamo già toccato il fondo. Ci sono segnali di ripresa ma ancora la ripresa non si è riflessa sul mercato del lavoro. L‘equilibrio finanziario pubblico non si deve perseguire, ovviamente, con strategie miopi: la possibilità di ridurre il peso del debito sul Pil non dipende solo da una gestione prudente delle finanze, ma anche dalla capacità di crescita dell‘economia”, dice la Banca d‘Italia.

“I due obiettivi devono essere inscindibili. Le procedure europee consentono alcuni margini di flessibilità, che possono essere sfruttati, in accordo con le autorità europee, a patto di avere, al tempo stesso, una strategia di riforme credibile e una bussola certa per le decisioni sulla finanza pubblica”.

Il quadro di bilancio rispetta la regola di riduzione del debito prevista dal Fiscal compact. Tuttavia, “se gli andamenti macroeconomici dovessero discostarsi, anche di poco, dalle previsioni contenute nel Def, o se non si realizzassero integralmente le dismissioni programmate, il rispetto della regola sarebbe messo a repentaglio”.

SPENDING REVIEW NON BASTA

Un nodo critico è l‘intenzione di raccogliere 0,7 punti di Pil l‘anno vendendo gli attivi del patrimonio pubblico. Bankitalia parla di “un obiettivo ambizioso” e sottolinea come, “nell‘ultimo decennio, gli importi da dismissioni mobiliari sono stati pari a circa 0,2 punti di Pil in media all‘anno”.

L‘andamento dei conti pubblici nei primi mesi del 2014 è coerente con il calo dell‘indebitamento netto in rapporto al Pil dal 3% del 2013 al 2,6% indicato per il 2014.

Bankitalia mostra però di avere dubbi sulla capacità del governo di ridurre il deficit del 2015 rispettando gli obiettivi programmatici, alla luce della manovra sull‘Irpef da 6,7 miliardi nel 2014 e da 10 miliardi dal prossimo anno.

Nel 2015 i 17 miliardi indicati come valore massimo della spending review “non sarebbero sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmatici, qualora dovessero finanziare lo sgravio dell‘Irpef”, attuare la manovra correttiva ereditata dal governo Letta e “dare anche copertura agli esborsi connessi con programmi esistenti non inclusi nella legislazione vigente”, dice Signorini.

Il governo ha rinviato al prossimo anno il pareggio di bilancio strutturale, cioè un deficit entro lo 0,5% del Pil al netto del ciclo economico e delle una tantum.

Il Def prevede un “piano di rientro” e annuncia una “manovra di consolidamento interamente finanziata da riduzioni di spesa pari a 0,3 punti percentuali di Pil sul primario”.

La correzione dovrà ridurre l‘indebitamento netto di 0,2 punti nel 2015 e di 0,6 punti dall‘anno successivo.

Secondo elaborazioni Reuters, far fronte a tutti gli impegni previsti a legislazione vigente significa che, sui 17 miliardi della spending review, solo 9,4 miliardi sarebbero disponibili per ridurre l‘Irpef, meno dei 10 annunciati da Renzi.

Ragionando ‘a politiche invariate’, come fa il commissario alla spending review Carlo Cottarelli, la dote per tagliare le tasse si potrebbe ridurre a meno di 4 miliardi.

In questo secondo caso, come spiegato dallo stesso Cottarelli, il governo dovrebbe dirottare 6 miliardi su tutta una serie di voci del bilancio solo parzialmente finanziate: rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, missioni militari all‘estero, ammortizzatori sociali, cinque per mille, sussidi all‘autotrasporto, manutenzione di strade e ferrovie.

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