Manifatturiero pronto a "scatto" ma sistema resta fragile - Rapporto Istat

mercoledì 26 febbraio 2014 18:36
 

* Nel manifatturiero 36,6% imprese "in ripiegamento"

* Servono più connettività, innovazione e formazione

* Perdita potenziale iniziata prima della crisi

di Antonella Cinelli

ROMA, 26 febbraio (Reuters) - Le imprese manifatturiere italiane sopravvissute alla crisi, il 45% delle quali ha registrato un calo dei ricavi nell'ultimo biennio, si dicono pronte a intercettare una attesa ripresa della domanda. Ma la capacità di fare rete e gli investimenti in innovazione e formazione non appaiono sufficienti per il rilancio.

E' quanto emerge dal "Rapporto sulla competitività dei settori produttivi" presentato oggi da Istat, che in questa seconda edizione si concentra proprio sul settore manifatturiero.

"Non emergono forti segnali di antifragilità, cioè la capacità di imparare dalla crisi, di adattarsi al nuovo che avanza", commenta Emanuele Baldacci, direttore del Dipartimento per l'integrazione, la qualità e lo sviluppo delle reti di produzione e di ricerca dell'Istat.

Tra gli imprenditori del settore manifatturiero che compongono il campione, l'86,6% si dice pronto a far fronte a un aumento della domanda nazionale attraverso un utilizzo della capacità esistente. "Ma quale domanda? Quella a cui eravamo abituati, pre-2007?", si chiede Baldacci.

Anche Stefano Manzocchi, docente di economia politica alla Luiss, sottolinea come in generale le imprese italiane siano "meno pronte a reagire sulla base di una modernità strategica": per superare la crisi, per esempio, si migliora la qualità (70,5%) e si riducono i costi (64,4%), si punta su una maggiore commercializzazione in Italia e all'estero (46,9% e 46,2%). Ma meno del 21% delle imprese investe in "relazioni", e non appaiono come priorità innovazione e formazione del capitale umano.   Continua...