10 ottobre 2013 / 11:10 / 4 anni fa

PUNTO 1-Italia, calo inatteso produzione agosto segnala fatica ripresa

* Produzione industriale -0,3% su mese, -4,6& su anno (consenus +0,7%, -4,3%

* Cautela per volatilità estiva, da dettagli dati indicazioni positive

* Economisti confermano scenario sostanasiale stabilizzazione economia e mini ripresa a fine anno

di Elvira Pollina

MILANO, 10 ottobre (Reuters) - Il calo inatteso della produzione industriale del mese di agosto non dovrebbe compromettere lo scenario macroeconomico del governo che prevede una sostanziale stabilizzazione dell'economia italiana nel terzo trimestre e una mini-ripresa a fine anno.

Ma i numeri confermano la fatica dell'Italia, alle prese con una recessione che si prolunga da due anni, ad agganciare il recupero già in atto nelle principali economie dalla zona euro.

Secondo le cifre diffuse stamane da Istat, ad agosto la produzione industriale ha segnato una flessione congiunturale dello 0,3% che, sebbene migliore rispetto alla contrazione dell'1,1% di luglio, risulta ben inferiore alla mediana delle stime raccolte da Reuters tra gli economisti, convergenti su un rimbalzo dello 0,7%.

Peggiore delle attese anche il dato a perimetro annuo, con una flessione del 4,6% dopo il -4,3% di luglio, che nelle attese sarebbe dovuto rimanere invariato il mese successivo.

"Senza dubbio un dato deludente, ma direi che questo non compromette lo scenario di una stabilizzazione dell'economia tra giungo e settembre. Tutt'al più ridimensiona l'arrivo della ripresa già nel trimestre estivo", commenta Clemente De Lucia, economista di Bnp Paribas.

Analisi sostanzialmente condivisa da Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo, che spiega: "A questo punto direi che la possibilità di vedere un segno positivo sul trimestre è davvero bassa. Dopo la flessione dello 0,3% del periodo aprile-giugno, il Pil potrebbe essere ridurre appena la contrazione, o risultare piatto".

DA DETTAGLI INDICATORE SEGNALI POSITIVI

I numeri odierni confermano la difficoltà dell'economia italiana ad agganciare la ripresa già in atto nella zona euro, che grazie al traino di Francia e Germania, si è lasciata alle spalle la recessione nel secondo trimestre.

Ad agosto, inoltre, Parigi e Berlino hanno registrato entrambe un incremento della produzione, rispettivamente dello 0,2% e dell'1,4%.

Tornando all'Italia, emerge tuttavia una certa cautela rispetto alla volatilità del dato odierno, particolarmente marcata in agosto, mese "capriccioso" da analizzare per la difficoltà di depurarlo dagli effeti del calendario feriale.

Inoltre, guardando lo spaccato dell'indicatore, i segnali positivi non mancano.

"Sostanzialmente a trascinare la lettura verso basso è stato il settore energetico, che ha una dinamica un po' avulsa rispetto al complesso del manifatturiero, mentre osserviamo un bel rimbalzo dei beni di consumo, sia durevoli che non durevoli, possibile segnale di una ripresa della domanda interna", nota De Lucia.

Ad eccezione del comparto energetico (-1,6%), in effetti, gli altri settori si sono dimostrati tutti in crescita su base mensile: la produzione di beni di consumo ha segnato un incremento del 2,2%% quella di beni intermedi è salita dell'1,3% mentre più debole risulta quella di beni strumenti (+0,1%).

D'altra parte, ribadiscono gli economisti, le indagini qualitative sulla fiducia degli addetti ai lavori, continuano a segnalare un miglioramento del clima.

Tornata, infatti, a crescere dopo due anni di caduta a luglio, l'attività del manifatturiero, sintetizzata da Markit nell'indice Pmi, elaborato sulla base di un sondaggio tra i direttori acquisti di categoria, si è confermata in espansione nel resto del trimestre, e parallelamente, la fiducia delle imprese di settore si è portata ai massimi da agosto 2011 .

E ancora, a settembre, l'attività del settore dei servizi, ha ricominciato inaspettatamente ad espandersi dopo oltre due anni, mentre sembra essersi arrestata la caduta delle vendite al dettaglio .

"Inevitabilmente i segnali positivi restituiti dalle survey, dovranno riflettersi sui dati reali", ribadisce Mameli.

La ripresa nell'ultima parte del 2013, che nelle previsioni del governo dovrebbe comunque chiudersi con un calo medio annuo del Pil dell'1,7%, non dovrebbe essere dunque messa in discussione.

"Resta il fatto che la risalita sarà debole e ha bisogno, oltre che del proseguimento di una politica monetaria espansiva, anche, per quanto possibile, di un'azione di supporto da parte del governo italiano", conclude De Lucia.

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