22 maggio 2013 / 09:39 / tra 4 anni

Italia in crisi, disagio economico colpisce quasi 15 milioni -Istat

ROMA, 22 maggio (Reuters) - L‘Italia al tempo della crisi vede crollare il potere d‘acquisto delle famiglie, colpisce duro il ceto medio e conta 14,9 milioni di individui con chiari segnali di disagio economico.

La fotografia dell‘Italia dello scorso anno, contenuta nel rapporto annuale 2013 dell‘Istat presentato oggi, mostra persone in affanno, sfiduciate nelle istituzioni, che si aggrappano ad esperienze diverse da quelle economiche per poter tracciare un bilancio positivo della propria vita.

“Nel 2012, il potere d‘acquisto delle famiglie è diminuito del 4,8%. Si tratta di una caduta di intensità eccezionale e che giunge dopo un quadriennio caratterizzato da un continuo declino”, scrive l‘Istat nel rapporto, spiegando che a pesare di più sono stati la forte contrazione del reddito da attività imprenditoriale e l‘inasprimento del prelievo fiscale.

A fronte di questo calo, le famiglie hanno ridotto dell‘1,6% la spesa corrente per consumi, mentre la loro propensione al risparmio è scesa al di sotto di quella delle famiglie francesi e tedesche, avvicinandosi a quella della Gran Bretagna, tradizionalmente la più bassa d‘Europa.

Ma sono gli indicatori-spia della deprivazione materiale e del disagio economico ad accendersi di un rosso intenso nel 2012.

Le persone in famiglie “gravemente deprivate” (quelle che presentano 4 o più segnali di deprivazione su un elenco di 9) sono raddoppiate in due anni, passando dal 6,9% del 2010 al 14,3% del 2012, ovvero 8,6 milioni. Quelle che presentano tre o più segnali sono il 24,8%, 14,928 milioni di individui.

I quattro segnali più frequenti di deprivazione segnalati da Istat sono la difficoltà di riscaldare in modo adeguato la propria abitazione, il non potersi permettere un pasto con apporto proteico adeguato almeno ogni due giorni, non fare almeno una settimana di vacanze all‘anno e non disporre di almeno 800 euro per fronteggiare spese impreviste.

Il 2012 conferma poi una tendenza emersa l‘anno precedente: tra gli oltre 8 milioni di persone in grave difficoltà aumentano quelle provenienti dal ceto medio.

“Circa il 48% degli individui che cade in condizione di severa deprivazione materiale proviene dal primo quinto di reddito equivalente (quello che raccoglie i redditi più bassi). Ma fra questi, più di un quarto nell‘anno precedente si collocava nei quinti di reddito più elevati (dal terzo in poi)”, scrive l‘Istat.

SEI MILIONI DI “IMPIEGABILI” SENZA LAVORO

La crisi economica ha prodotto un aumento del 30,2% dei disoccupati nel 2012 sull‘anno precedente (+636mila unità), dovuto in parte all‘incremento delle persone, prima inattive, che si sono messe a cercare un lavoro.

Ma l‘Istat rileva anche che, a fronte di quasi 3 milioni di disoccupati, altrettante persone erano lo scorso anno ascrivibili nelle schiere delle “forze di lavoro potenziali”.

“Si tratta di 3 milioni e 86mila individui che si dichiarano disposti a lavorare anche se non cercano oppure sono alla ricerca di un lavoro ma non immediatamente disponibili e per questo inclusi tra gli inattivi”, dice l‘Istat

“Se si sommano le forze di lavoro potenziali ai disoccupati, il numero di persone impiegabili si avvicina ai 6 milioni di individui”.

Nel computo dei disoccupati non rientrano le persone in cassa integrazione (ordinaria, straordinaria, in deroga), anche se questa diventa sempre più l‘anticamera della disoccupazione o dell‘inattività.

Nel biennio 2010-2012 gli occupati che escono dalla Cig sono scesi al 34,5% dal 57,6% del biennio precedente. Mentre i passaggi dalla Cig alla disoccupazione hanno interessato nel 2011-2012 per più dell‘80% la fascia dei 30-49enni, quelli verso l‘inattività per oltre la metà dei casi gli ultra 49enni.

AUMENTANO FAMIGLIE DOVE SOLO LA DONNA PRENDE UNO STIPENDIO

Un capitolo a parte riguarda l‘occupazione femminile, che è cresciuta di 110mila unità su anno nel 2012 sulla spinta di tre fattori, che in parte riflettono la crisi più generale. Primo, aumenta il tasso di occupazione delle ultracinquantenni, dovuta soprattutto allo slittamento dell‘età pensionabile delle donne, mentre diminuisce quello tra le giovani. Secondo, la crescita dell‘occupazione è ascrivibile in parte alle donne straniere impiegate nei servizi alla famiglia e agli anziani - quest‘ultimi ritenuti dagli italiani una spesa incomprimibile. Terzo, lavorano più donne in famiglie con stato sociale più basso, dove esse diventano l‘unico percettore del reddito familiare.

Le coppie con figli in cui solo la donna lavora erano l‘8,4% del totale, contro il 7% nel 2011.

Nel mezzo di queste difficoltà è più diffusa tra i cittadini la sfiduzia verso la politica e le istituzioni pubbliche. “In una scala da 0 a 10, giudizi più positivi vengono attribuiti solo ai vigili del fuoco e alle forze dell‘ordine”, dice l‘Istat.

Riflettendo le preoccupazioni per la propria situazione econonomica, cala di 5,7 punti percentuali nel 2012 anche il livello di soddisfazione espresso dagli italiani per la propria vita.

Ciononostante, i cittadini tracciano un bilancio complessivamente positivo della propria esistenza, dandosi un punteggio medio di 6,8 (su un massimo di 10). Gli italiani, dice l‘Istat, valorizzano di più le relazioni familiari e di amicizia, la salute e il tempo libero, e, tutto sommato, pensano che “domani è un altro giorno”.

Guardando al futuro il 24,6% degli italiani pensa che la propria situazione personale migliorerà nei prossimi cinque anni, il 28,5% ritiene che sarà uguale, il 23,3% non lo sa e solo il 23,5% ipotizza un peggioramento.

(Roberto Landucci)

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