11 marzo 2013 / 10:05 / 5 anni fa

Italia paese delle diseguaglianze in 1° rapporto Istat/Cnel su benessere

* Sfiducia trasversale verso la politica

* Aumenta la concentrazione dei redditi

* Livello di istruzione dipende dal ceto sociale

* Crescono obesità e stili di vita sedentari

ROMA, 11 marzo (Reuters) - Un Paese attraversato da “forti disuguaglianze sociali” e incapace di offrire a tutti i giovani la possibilità di “un‘istruzione adeguata”, dove ai forti divari territoriali si accompagnano sfiducia verso gli altri, aumento della povertà e qualità del lavoro in peggioramento per via della crisi.

L‘Istat e il Cnel tracciano un quadro in chiaroscuro dell‘Italia nel primo rapporto sul “Benessere equo e sostenibile”.

Diffuso oggi alla presenza del Capo dello Stato, il Bes ha l‘ambizione di diventare una sorta di “Costituzione statistica”, un insieme condiviso di 12 indicatori per misurare il livello di progresso che l‘Italia vorrebbe realizzare. I principali sono salute, istruzione e lavoro, benessere economico e qualità delle relazioni sociali, sicurezza e ricerca.

Gli italiani tracciano un bilancio “prevalentemente positivo” della propria esistenza, ma le incertezze sulla situazione economica e sociale stanno influenzando negativamente comportamenti e percezioni. Fino al 2011 quasi la metà della popolazione di almeno 14 anni dichiarava elevati livelli di soddisfazione. Quota che nel 2012 è scesa al 35,2%.

Aumenta anche il senso d‘insicurezza, influenzato “non necessariamente” dalla diffusione della criminalità (i reati sono diminuiti da inizio anni novanta), ma dal degrado del contesto in cui si vive. Il 52,1% delle donne teme di subire una violenza sessuale, in decisa crescita rispetto al 2002 (45%).

L‘Italia è uno dei Paesi Ocse con i più bassi livelli di fiducia verso gli altri: “Le persone non si sentono sicure e tutelate al di fuori delle reti di relazioni familiari e amicali”.

Una sfiducia trasversale “nei partiti, nel Parlamento, nei consigli regionali, provinciali e comunali, nel sistema giudiziario” attraversa “tutti i segmenti della popolazione, tutte le zone del Paese, le diverse classi sociali”.

ALTE DISUGUAGLIANZE E RISCHIO POVERTA’

La crisi sta mostrando tutti i limiti del sistema di welfare italiano. Istat e Cnel avvertono che la famiglia non riesce più a svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale a difesa dei più deboli: minori, giovani e anziani.

Tra 2009 e 2011 la situazione si è deteriorata: la disuguaglianza del reddito (il rapporto tra il reddito posseduto dal 20% più ricco della popolazione e il 20% più povero) è salita dal 5,2 al 5,6% e le forme più gravi di deprivazione sono aumentate di 4,2 punti percentuali all‘11,1%.

Peggiora la qualità dell‘occupazione. Se la costante incidenza dei lavoratori a termine di lungo periodo indica la persistenza in una condizione d‘instabilità occupazionale, la crisi ha molto ridotto le possibilità di stabilizzazione dei contratti temporanei, soprattutto per i giovani (dal 25,7% del 2008 al 20,9% del 2011). Cresce la percentuale di lavoratori sovra-istruiti rispetto alle attività svolte (21,1% nel 2010).

“L‘Italia è il paese europeo che, dopo la Spagna, presenta la più forte esclusione dal lavoro dei giovani e l‘unico ove un‘intera macro-regione [il Mezzogiorno] assicura bassissime opportunità di occupazione regolare”, scrivono Istat e Cnel nel Bes.

Persistono (seppur in lento miglioramento) anche i ritardi rispetto alla media europea nel campo dell‘istruzione e della formazione. La quota di persone tra 30 e 34 anni che hanno una laurea è del 20,3% in Italia a fronte del 34,6% dell‘Unione europea a 27 paesi.

“Il livello di istruzione e competenze che i giovani riescono a raggiungere dipende in larga misura dall‘estrazione sociale, dal contesto socio-economico e dal territorio”.

CRESCONO OBESITA’ E STILI DI VITA SEDENTARI

Il rapporto tra spesa per ricerca e sviluppo (R&S) e Pil è fermo a 1,3% a fronte di una media europea del 2% e un obiettivo del 3%. I settori ad alta tecnologia coinvolgono il 3,3% degli occupati (il 3,8 in Europa) e i lavoratori della conoscenza rappresentano solo il 13,3% degli occupati (contro il 18,8).

La vita media continua ad aumentare e l‘Italia è tra i Paesi più longevi d‘Europa. Le donne vivono più a lungo degli uomini ma sono più svantaggiate in termini di qualità della sopravvivenza: oltre un terzo della loro vita è vissuto in condizioni di salute non buone.

Il Mezzogiorno vive una doppia penalizzazione: una vita media più breve e un numero minore di anni vissuti senza limitazioni.

La nota dolente è che la popolazione continua ad essere minacciata da comportamenti a rischio: l‘obesità è in crescita (circa il 45% della popolazione maggiorenne è in sovrappeso o obesa); l‘abitudine al fumo, a distanza di 10 anni, mostra solo una lieve flessione (nel 2001 i fumatori erano il 23,7% della popolazione di 14 anni e più, nel 2011 sono il 22,7%).

Uno stile di vita sedentario caratterizza una proporzione non indifferente di adulti (circa il 40% non svolge alcuna attività fisica nel tempo libero); inoltre, in Italia oltre l‘80% della popolazione consuma meno frutta e verdura di quanto raccomandato.

(Giuseppe Fonte)

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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