13 aprile 2012 / 15:18 / 5 anni fa

PUNTO 1-Medie imprese,per 72% accesso al credito è problema-rapporto

(riscrive, divide paragrafi, aggiunge contesto)

MILANO, 13 aprile (Reuters) - La crisi dei debiti sovrani della zona euro e il suo riverberarsi sul sistema bancario rende una chimera l'accesso al credito per le imprese di media dimensione.

E' quanto emerge da un'indagine condotta da Mediobanca e Unioncamere, che fotografa lo stato della media impresa industriale italiana, ovvero di quelle 3.220 aziende che hanno tra i 50 e i 499 dipendenti e un fatturato nel range 15-330 milioni di euro.

Il 51% di queste ha in programma di chiedere finanziamenti alle banche nella prima metà di quest'anno, sia per l'attività ordinaria (nel 43% dei casi ) sia per intraprendere nuovi progetti (34,2%), per implementare quelli già avviati (11,2%), o far fronte a ritardi di pagamento (12%) ma il 72% di esse percepisce una difficoltà nell'accesso al credito.

L'esperienza dell'ultimo semestre, del resto, non è particolarmente incoraggiante. Negli ultimi sei mesi, infatti, è stato il 73% delle medie imprese a richiedere credito bancario, contro l'81% di un anno fa, e il 67% del 2010.

Ma il 45% delle società che ne hanno effettivamente beneficiato, hanno segnalato difficoltà, con limitazioni all'ammontare del finanziamento richiesto e tassi più onerosi. Il peggioramento è evidente se si pensa che a rilevare problemi simili un anno fa era il 22%.

Al deterioramento delle condizioni di accesso al credito, inoltre, si accosta un allungamento dei tempi di pagamento. Per il 54% delle medie imprese, i tempi di pagamento sono ulteriormente peggiorati rispetto a un anno fa. E la medesima precentuale teme che nei prossimi mesi possano esserci dei crediti non pagati, da clienti a rischio fallimento.

L'OCCUPAZIONE NON CROLLA

Nonostante un contesto economico difficile, secondo la ricerca, nella media impresa italiana l'occupazione subisce uno scossone ma non crolla.

Il 25% segnala un ampliamento della forza lavoro tra la fine del 2010 e la fine del 2012, mentre il 40% propende per il mantenimento del livello della forza lavoro. Il restante 35% segnala un saldo negativo negativo dei livelli occupazionali.

Una media impresa su 10, inoltre, ha stabilimenti produttivi all'estero, dove nel 38% dei casi, l'occupazione aumenterà.

SPIRAGLI DI RIPRESA

Se i principali osservatori prevedono una caduta del Pil di almeno 1 punto percentuale nell'anno in corso, parte della media impresa guarda al 2012 con un moderato ottimismo.

Dall'indagine Mediobanca-Unioncamere emerge infatti che quest'anno circa un terzo delle medie imprese - che coprono il 15% della produzione manifatturiera italiana a valore, percentuale che sale al 21% considerando l'indotto - prevede una crescita sia della redditività, grazie alle recenti agevolazioni fiscali, sia del fatturato e della produzione, confermando la forte propensione all'export.

Quanto alla redditività, è il 29% delle imprese a prevederne un aumento quest'anno rispetto al 2011, dice l'indagine, che stima una riduzione del tax rate di circa 6 punti (dal 38% al 32%) per effetto dell'esclusione del costo del lavoro dall'imponibile Irap.

Riguardo il fatturato, la ricerca mostra che nel 2012 il 38% delle medie aziende prevede un aumento (seppur in diminuzione rispetto al 50,2% a consuntivo nel 2011), mentre il 32,6% vede un incremento della produzione (dal 39,7% dello scorso anno).

La propensione all'export delle medie imprese è rimasta molto elevata, tanto che la quota di aziende esportatrici rimane superiore al 90%, - continua l'indagine - con un'incidenza delle vendite all'estero pari al 44% del totale, contro un andamento del mercato interno ancora debole.

ORGANIZZAZIONE E' PUNTO DOLENTE

Dall'indagine la gestione familiare dell'azienda si conferma uno dei tratti distintivi della media impresa italiana. Nel 30% circa dei casi il fondatore e la sua famiglia detengono il controllo e la gestione della società, mentre solo nel 3,9% delle medie imprese il fondatore e la famiglia non sono coinvolti né nel controllo né nella gestione della società.

Un elemento, questo che costituisceun fattore di forza e di debolezza insieme, come efficacemente sintetizzato dal presidente di Mediobanca Renato Pagliaro al termine della presentazione del rapporto.

"Le medie aziende che sono controllate da un solo cervello o da un numero limitato di cervelli funzionano, mentre dove entra in gioco la capacità di fare squadra mostrano la corda rispetto alla concorrenza" ha detto Pagliaro. E questo, di fatto, limita le potenzialità espansive della media impresa.

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