21 marzo 2012 / 14:07 / tra 6 anni

Riforma lavoro, per economisti più flessibilità che sicurezza

di Giulio Piovaccari

MILANO, 21 marzo (Reuters) - Una riforma ambiziosa, ma con diversi punti interrogativi ancora aperti, quella del mercato del lavoro delineata ieri dal ministro del Welfare Elsa Fornero e che dovrebbe ottenere il via libera finale del governo già domani 22 marzo. Il giudizio degli economisti va in questa direzione, individuando prima di tutto dubbi legati all‘entrata a regime degli ammortizzatori sociali.

“Sull‘aspetto della flessibilità gli interventi sono incisivi, ma sugli ammortizzatori sociali, per mancanza di fondi, la questione è stata rinviata di tre-quattro anni: quel modello di ‘flexsecurity’ che era stato evocato al momento poggia solo su una gamba, cioè la ‘flex’” sintetizza Carlo Dell‘Aringa, economista del lavoro all‘Università Cattolica di Milano.

Tito Boeri, economista dell‘Università Bocconi, si sofferma sui costi della riforma degli ammortizzatori sociali, in un momento in cui l‘Italia ha intrapreso una fase di ampia restrizione fiscale.

“Il sospetto che la riforma possa richiedere risorse dalla fiscalità generale viene dal fatto che la trattativa ha rischiato di naufragare proprio sul nodo risorse e che di colpo è tornata in carreggiata a seguito dell‘ormai famosa clausola ‘paccata’” afferma Boeri.

“La nuova Aspi (Assicurazione sociale per l‘impiego) sarà più generosa per un‘ampia fetta di livelli retributivi, all‘incirca fra i 1.200 e i 2.000 euro mensili, degli strumenti che assorbirà, vale a dire le indennità di mobilità e quelle di disoccupazione ordinaria. Per inciso sarebbe forse stato più opportuno essere più generosi nell‘allargare la platea dei potenziali beneficiari che nell‘aumentare l‘importo dei trattamenti” aggiunge.

Il coordinatore de LaVoce.info sottolinea poi che in ogni caso le nuove indennità, di fatto, non sostituiranno i vecchi ammortizzatori “oggi molto costosi per la collettività”.

Dell‘Aringa nota come la riforma preveda l‘aumento dell‘indennizzo per il licenziamento dei lavoratori - dai 15 mesi attuali ai 15-27 previsti dalla riforma - compensato da una maggiore facilità con cui arrivare al licenziamento.

“C‘è una rimodulazione dei costi del licenziamento. Al momento il rischio è che la riforma scontenti tutti, il ché però non vuol dire che, ad esempio in Parlamento, non ci siano margini per proposte di miglioramento” spiega Dell‘Aringa.

“È importante quello che è stato fatto per favorire il passaggio dal lavoro temporaneo a permanente, reso meno costoso per le aziende, e per la flessibilità in uscita” continua l‘economista. “Credo tuttavia che Confindustria abbia ragione quando contesta quella sorta di tassa sui contratti a tempo determinato, che hanno le tutele di un tempo indeterminato ma una loro specifica funzione economica”.

DA UFFICI STUDI BANCHE GIUDIZI PIU’ POSITIVI

Il giudizio sulla riforma è fondamentalmente positivo da parte degli economisti di area bancaria. Il responsabile dell‘ufficio studi di Intesa Sanpaolo, Luca Mezzomo parla, sulla base dei primi elementi resi noti, di una “riforma che va nella direzione attesa”.

L‘economista sottolinea che la riforma dà una “copertura più universale del sistema di protezione sociale, soprattutto a favore dei lavoratori precari” e che sgancia “questo sostegno dalla permanenza nell‘impresa, cosa che può funzionare in casi di crisi di breve durata ma non col rischio di chiusura delle imprese”.

“Positivo è anche il ribilanciamento degli incentivi per trasformare il lavoro a tempo determinato in tempo indeterminato” aggiunge Mezzomo.

In una nota la banca britannica Barclays definisce la riforma “di alto profilo”, in quanto “potrebbe contribuire a realizzare progressi significativi verso un mercato del lavoro più moderno e flessibile e quindi incoraggiare nuove assunzioni”.

Nel report si avverte tuttavia che “è probabile ci voglia tempo prima che questa particolare riforma abbia significative implicazioni economiche”.

“Dubitiamo che possa portare ad un significativo miglioramento nella fiducia delle imprese quest‘anno, in particolare se l‘opposizione della Cgil ne ritarderà la realizzazione” scrive Barclays.

- ha collaborato Gavin Jones

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