5 maggio 2015 / 09:05 / tra 2 anni

Italia, Pil 2015 crescerà 0,6%, con aumento Iva balzo prezzi 2016 -Ue

MILANO, 5 maggio (Reuters) - Il quadro non è molto diverso da quello dipinto tre mesi fa con le stime d‘inverno: a parere della Commissione europea per la congiuntura italiana si prospetta una ripresa che resta “graduale” mentre il grado di ottimismo sull‘intera zona euro continua a crescere.

I numeri messi nero su bianco dalle odierne ‘stime di primavera’ parlano da sé. Particolarmente eloquenti le proiezioni sul Pil, nel caso dell‘Italia ferme a 0,6% quest‘anno e aggiustate al rialzo di un solo decimo sul prossimo, che passa a 1,4% dall‘1,3% ipotizzato a febbraio.

Giusto per un confronto di media delle grandezze, l‘attesa per la crescita della zona euro passa a 1,5% da 1,3% sul 2015, attestandosi a 1,9% per il 2016.

Come non bastasse, se il motore della ripresa è individuato nel caso della zona euro soprattutto nella domanda interna quest‘anno e nel rilancio degli investimenti il prossimo, il caso Italia continua a mostrare i tradizionali punti deboli.

Secondo Bruxelles al modesto +0,6% di quest‘anno contribuirà in primo luogo il canale delle esportazioni, favorito dal deprezzamento del cambio, che dovrebbe dar luogo a nuovi investimenti delle imprese.

Sempre da esportazioni e investimenti dovrebbe arrivare la spinta che porterà il 2016 a una crescita di 1,4%.

Le proiezioni Ue non si discostano del resto molto da quelle dello stesso governo (0,7% quest‘anno, 1,4% il prossimo, del Fondo monetario (0,5%, 1,1%) e dell‘Ocse (0,6%, 1,3%).

Bruxelles mette anche in luce come l‘impatto del ‘qe’ Bce sia in generale positivo per i paesi che versavano in condizioni creditizie più sfavorevoli - come l‘Italia - ma come “in alcuni Paesi membri, ‘buffer’ di capitale relativamente modesti e elevato livello delle sofferenze bancarie possono ridurre gli effetti positivi delle misure espansive Bce”.

CONTI PUBBLICI, DEBITO IN CALO DA 2016, INCOGNITA CONSULTA

Passando ad esaminare i saldi di finanza pubblica perfettamente invariate sono le attese sul deficit nominale - 2,6% del Pil quest‘anno, 2,0% il prossimo contro 2,6% e 1,8% del Def.

Il miglioramento rispetto a 3,0% del 2014 va messo in relazione al calo nella spesa per interessi parallelo a un frazionale miglioramento dell‘avanzo primario. In termini strutturali, invece, il rapporto dovrebbe migliorare quest‘anno di circa un quarto di punto percentuale del Pil, mentre per il 2016 è atteso un leggero peggioramento.

Dopo il 132,1% dell‘anno scorso, la parabola del debito/Pil dovrebbe toccare un picco a 133,1% quest‘anno - a dispetto di previste entrate da privatizzazioni pari a 0,5% del Pil - per avviare la discesa dal prossimo, 130,6% da 131,9% delle attese Ue di febbraio e 130,9% del Def.

Le ipotesi di lavoro Ue non tengono conto dell‘ultima teorica ‘tegola’ sui saldi di finanza pubblica, ovvero della bocciatura di giovedì 30 aprile da parte della Consulta al mancato adeguamento all‘inflazione delle pensioni superiori a 1.500 euro nel biennio 2012-2013.

PREZZI FERMI IN 2015, BALZANO IN 2016, LIEVE RIALZO OCCUPATI

Interessante infine osservare la dinamica prevista per il costo della vita, che viaggia peraltro in parallelo a quello pensato per la zona euro.

La stima sulla media di inflazione è pari a 0,2% quest‘anno (0,6% la previsione di febbraio, 0,1% l‘attuale per la zona euro) ma balza a 1,8% il prossimo, tre decimi oltre le attese di febbraio, tenendo conto di un aumento nei prezzi delle importazioni - energia in testa - e della stretta sull‘Iva prevista dalla clausola di salvaguardia per i conti 2016.

Un ultimo accenno va alla disoccupazione. Dopo gli ultimi scoraggianti dati Istat di marzo, l‘esecutivo comunitario vede un tasso stabile a 12,4% nel biennio 2015/2016 rispetto a 12,8% e 12,6% delle stime d‘inverno.

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