ECONOMICA-Le famiglie ritornano a consumare, con prudenza

venerdì 13 marzo 2015 12:11
 

di Luca Trogni

MILANO, 13 marzo (Reuters) - La componente del Pil più soggetta a umori e comportamenti individuali, e non sempre alle categorie economiche classiche, sembra dare segni di vita. Nelle pieghe dei dati sul 2014 emerge infatti a sorpresa la crescita della spesa privata, unica voce a contrastare il trend recessivo oltre all'export netto. Per il resto non scendono solo gli investimenti, stritolati dalla crisi del credito, ma anche la spesa pubblica, sotto il vincolo dei blocchi di turnover e rinnovo contrattuale, ha ormai un andamento negativo.

Per i consumi privati, invece, un rimbalzo dello 0,3% dopo il brusco calo del 2013 nonostante il terzo anno consecutivo di Pil negativo. E, in base ai primi dati ufficiosi, una conferma del trend positivo nel gennaio/febbraio di quest'anno. Ha aiutato una politica economia neutrale da parte del governo dopo anni di politiche restrittive con l'introduzione della norma sugli 80 euro che, in qualche misura, ha dato un sostegno ai redditi più bassi. Il miglioramento dei mercati finanziari, poi, ha fatto aumentare la ricchezza finanziaria degli italiani, un fattore importante al momento delle decisioni di spesa.

Solo le perduranti incertezze sul futuro, a partire dal lavoro, hanno frenato l'entità del rimbalzo dei consumi. Lo scorso anno il reddito disponibile degli italiani, in calo dal catastrofico 2008, è tornato a crescere - le stime per il 2014 si attestano sopra l'1% - e ben più dei consumi, ma buona parte dell'incremento è stato indirizzato verso il risparmio la cui propensione è attesa dagli economisti in aumento attorno all'1%.

Con queste basi per il 2015 ci sono le condizioni per un consolidamento del rialzo. La netta diminuzione del prezzo del greggio sta abbassando da qualche mese le tariffe energetiche delle famiglie e le spese per un bene diffuso come l'auto, mentre il governo, con l'introduzione dei nuovi ammortizzatori sociali, la conferma della norma sugli 80 euro e anche con una misura controversa come l'anticipo del Tfr, darà un ulteriore sostegno al reddito disponibile delle fasce più basse. E, se portato a termine, il provvedimento di stabilizzazione di 100.000 precari nella scuola, darebbe un segnale di sicurezza dopo anni in direzione contraria.

In questo quadro favorevole si inseriscono condizioni strutturali che limitano gli spazi di rialzo.

L'invecchiamento della popolazione, che caratterizza l'intero mondo sviluppato, in Italia procede molto velocemente, più della media europea. L'Istat attesta che a inizio 2015 quasi il 22% della popolazione, oltre un cittadino su cinque, aveva più di 65 anni, una percentuale che pone all'economia nazionale il problema che, con più forza, sta attanagliando da anni il Giappone: gli anziani consumano meno.

A questo si accompagna un cambiamento nella qualità della spesa che ha riflessi negativi nelle statistiche. Gli italiani, per mutato atteggiamento culturale oltre che per la crisi, consumano con maggior oculatezza, sprecando di meno. Un comportamento meritorio che ha, però, un riscontro negativo.

In aggiunta, "c'è una percezione errata della variazione del potere d'acquisto dovuta alla sottovalutazione del calo dei prezzi e dell'aumento del reddito disponibile", commenta Enrico Valdani, a capo del Cermes, centro di ricerca dell'università Bocconi. Un'inchiesta sul campo condotta dall'istituto a fine 2014, in tempi di deflazione, evidenzia la percezione di un aumento dei prezzi dei consumi generali del 7%. Ed in tema di percezione lo stesso indice Istat sulla fiducia dei consumatori a febbraio, pur con il balzo al massimo da oltre 10 anni e l'accelerazione delle attese sulla situaziine economica, ha visto una crescita molto più lenta per la componente sulle attese personali.   Continua...