Italia, prove di ripresa, consumi e riforme cruciali per evitare nuove gelate -rapporto

lunedì 25 novembre 2013 16:50
 

MILANO, 25 novembre (Reuters) - In Italia qualche piccolo segnale di ripresa c'è, ma fragile come la prima erba che spunta dalla neve a fine inverno. Perchè si consolidi servono, oltre alle sempre citate - e mai realizzate - riforme strutturali, il superamento della paura da parte dei consumatori di fare acquisti. Ma occorre anche che l'industria riprenda a ragionare per settori e a darsi una strategia.

L'immagine poetica dei fili d'erba a rischio del ritorno delle gelare invernali dà il titolo al diciottesimo rapporto sull'economia globale e l'Italia curato da Mario Deaglio per il Centro Einaudi e Ubi Banca.

Presentando "Fili d'erba, fili di ripresa", l'economista ha indicato fra i settori su cui puntare quello degli strumenti e forniture mediche e dentistiche - "siamo i primi al mondo" - e quello della fabbricazione di articoli sportivi, due ambiti in cui l'export è molto dinamico, oltre al sempre presente alimentare. "Come nel dopoguerra l'Italia ha reinventato alcune grandi invenzioni come i frigoriferi per un pubblico meno d'élite, come negli anni '80 ha fatto i prodotti dei poveri - vini, cibo - per i ricchi, occorre riprendere a ragionare per settori", ha detto l'economista.

Segnali positivi vengono dal clima di fiducia sia nell'economia che dei consumatori, in miglioramento da metà 2013. "Dovremmo avere un aumento della domanda di beni di consumo durevoli e semidurevoli da qui alla fine dell'inverno", secondo le previsioni del'economista.

Si guarda con attenzione anche all'indice anticipatore dell'Ocse, spostato generalmente in avanti di due trimestri, che continua a stimare una ripresa già nel 2013 ma la cui curva nell'ultimo tratto si è appiattita "verso il livello zero".

In generale, Mario Deaglio ha citato fra i punti di forza dell'Italia - paragonata come l'anno scorso alla Costa Concordia, oggi risollevata dal mare ma sempre ferma - la solida condizione finanziaria delle famiglie, segnali qualitativi di miglioramento del quadro macro, la buona posizione patrimoniale di banche e assicurazioni.

Sulle famiglie - "mediamente in banca hanno contanti o titoli per 30-50.000 euro" - il problema è che "rinviano i consumi e comprano Btp". Sarà perchè, citando un altro sondaggio, il 39% degli italiani dichiara di vivere alla giornata contro una media Ue di 35% e percentuali attorno a 10% di Austria e Svezia? Considerato che in questo 39% c'è sicuramente anche chi un lavoro ce l'ha, si tratta di un altro elemento a prova l'importanza delle aspettative in economia.

Allargando il quadro su scale mondiale, il rapporto sottolinea un clima internazionale più incerto, più protezionista (sono 154 gli atti restrittivi della libertà di commercio adottati nel mondi tra maggio 2012 e giugno 2013), con una ulteriore testimonianza dello spostamento degli equilibri verso l'Asia. Dal 2005 al 2013 sulla capitalizzazione delle Borse mondiali l'incidenza degli Usa è passata al 42,8% dal 50% mentre le piazze cinesi sono salite a 9,8% da 1,2%. E' aumentato anche il peso di Australia, Canada e Svizzera, spinte le prime due dalle materie prime e Zurigo dalle sue iperspecializzazioni (chimica, armi) e dai servizi finanziari. Le altre borse hanno tutte perso peso, a partire dall'Italia scesa a 0,9% della capitalizzazione globale da 2,5% otto anni prima.

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