Italia, ripresa in atto ma 'modeste' previsioni 2014 a rischio-Confindustria

mercoledì 20 novembre 2013 16:29
 

ROMA, 20 novembre (Reuters) - La lieve contrazione del Pil registrata da Istat nel terzo trimestre 2013 non inficia i segnali di ripresa dell'economia italiana che, tuttavia, sarà più che modesta il prossimo anno anche a causa della forza della moneta unica, i rischi di deflazione e il credit crunch.

E' il quadro tracciato dal Centro studi di Confindustria nella congiuntura flash pubblicata oggi.

Il Pil del terzo trimestre ha fatto registrare un calo dello 0,1% su trimestre, portando a -1,9% l'acquisito per l'intero anno.

"Il piccolo colpo di coda della recessione nel terzo trimestre lascia intatte le prospettive di ripartenza dell'economia italiana; l'inversione di marcia è in atto. Ma l'euro più forte dell'atteso, la minaccia di deflazione e la restrizione del credito, appena attenuata dal parziale pagamento degli arretrati della PA, mettono a rischio le già modeste previsioni di crescita del 2014", si legge.

Nell'ultima parte dell'anno Pil dovrebbe far registrare un segno positivo tra 0,3 e 0,5%, secondo quanto detto la scorsa settimana dal capo economista del Tesoro, Lorenzo Codogno. Il governo stima per il 2014 una crescita di 1,1%, a fronte di uno 0,7% di Istat, Commissione europea e della stessa Confindustria.

Critico il giudizio sulla legge di Stabilità che anzi "dal passaggio parlamentare può perfino uscire indebolita, come ha correttamente sottolineato anche la Commissione europea", sul fronte del taglio del cuneo fiscale. "Senza questa chiave di volta è vano attendersi rapidi progressi nel ritmo di marcia del Pil e, quindi, nella creazione di occupazione" che, per il Csc, "peggiora più in fretta di quel che era temuto e che le statistiche provvisorie lasciavano intravedere".

Critiche anche per l'Unione europea, che attua politiche depressive che riducono "l'import di chi è in deficit più che aumentare quello di chi è in surplus, cioè ha un eccesso di risparmio".

La politica monetaria più aggressiva della Bce è considerata un aiuto ma insufficiente senza l'unione bancaria.

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