15 novembre 2013 / 12:22 / tra 4 anni

PUNTO 1-Italia non può usare clausola investimenti, acceleri su spending review-Ue

(cambia titolo, riscrive)

BRUXELLES/MILANO, 15 novembre (Reuters) - La legge di Stabilità rischia di non rispettare il Patto di Stabilità e Crescita europeo. In particolare non conduce a una sufficiente riduzione del deficit strutturale né al trend discendende del rapporto debito/Pil richiesto da Bruxelles. Per questo l‘Italia nel 2014 non potrà utilizzare la clausola che esclude la spesa per investimenti dal calcolo del rapporto deficit/Pil.

Con l‘opinione diffusa stamane la Commissione boccia così di fatto la manovra italiana nella sua attuale versione anche se Olli Rehn lascia poi aperto uno spiraglio. Se l‘Italia anticiperà al 2014 i primi risultati della spending review a cui sta lavorando Carlo Cottarelli, il ricorso alla clausola potrà tornare di attualità.

Un impegno più deciso e tempestivo sulla spesa porterebbe a una maggiore riduzione del deficit strutturale. Per la Ue la legge di stabilità vale un aggiustamento di soli 0,12 punti percentuali mentre la richiesta, spiegano i tecnici di Bruxelles, è pari a 0,66 punti.

A Roma la Ue chiede di far seguire agli impegni concrete realizzazioni, quale che sia la fase politica. “Con tutto il rispetto .. ogni giorno quest‘anno è stato un momento politicamente delicato, come spesso negli anni precedenti. Noi dobbiamo fare il nostro lavoro e abbiamo presentato i nostri pareri con riferimento alla effettiva realizzazione di quanto promesso” ha detto Rehn.

E gli impegni presi per il 2014 non convincono.

“C‘è il rischio che la bozza della legge di stabilità per il 2014 non rispetti il Patto di Stabilità e crescita. In particolare il parametro per la riduzione del debito nel 2014 non è rispettato” scrive la Commissione nell‘opinione pubblicata stamane.

In base alle stime d‘autunno diffuse il 5 novembre, la Ue vede nel 2014 il debito/Pil al 134% dal 133% del 2013. Il governo vede invece una minima riduzione al 132,8% dal 132,9% del 2013. E le stime divergono fortemente anche in tema di Pil 2014 con il governo Letta all‘1,1% e la Ue che si ferma allo 0,7%.

Secondo la Ue, inoltre, la legge di stabilità mostra limitati progressi strutturali rispetto alle sei raccomandazioni europee di fine maggio in cui, oltre all‘aggiustamento strutturale del bilancio, veniva chiesto di alleggerire il carico fiscale su lavoro e capitale compensandolo con quello su consumi e immobili.

L‘invito di Bruxelles è quindi in sintesi quello di modificare la legge di Stabilità in modo da ridurre sufficientemente il rapporto debito/Pil.

In base al Fiscal Compact l‘Italia - come ogni Paese europeo lontano dal target di 60% per il rapporto debito/Pil - dovrebbe ridurre ogni anno tale rapporto di un ventesimo della parte eccedente il 60%, nel caso di Roma pari quindi a circa il 3,5% annuo del Pil.

Uscita l‘anno scorso dalla procedura d‘infrazione per deficit eccessivo, per il triennio 2013-2015 l‘Italia è sottoposta a un periodo di transizione, in cui la richiesta è espressa in termini piuttosto generici e fa riferimento a ‘sufficienti progressi’ nella direzione prevista dal Fiscal Compact.

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