3 giugno 2013 / 16:23 / 4 anni fa

Italia, 1,7 mln nuovi posti lavoro per tornare a 2008 -Ilo

MILANO, 3 giugno (Reuters) - L‘Italia ha bisogno di creare 1,7 milioni di posti di lavoro per essere in grado di tornare ai livelli di occupazione che aveva prima della crisi economica globale iniziata nel 2008.

Lo dice il capitolo dedicato all‘Italia contenuto nel Rapporto sul mondo del lavoro 2013 pubblicato oggi dall‘Ilo (International Labour Organisation) che suggerisce di impegnarsi nello sviluppo produttivo, dando anche una valutazione non positiva alla proprosta di una staffetta generazionale.

OCCORRONO 1,7 MILIONI DI NUOVI DI POSTI DI LAVORO

In Italia “dopo il periodo 2011 ed inizio 2012 in cui i livelli di occupazione sono rimasti stabili, nella seconda metà del 2012, la perdita di posti di lavoro ha segnato una accelerazione: sono stati persi quasi 100.000 posti nei due ultimi trimestri” dice il rapporto. “Nel quarto trimestre del 2012, gli occupati erano diminuiti di oltre 48.000 rispetto al trimestre precedente. Inoltre, a partire dal secondo trimestre del 2008, l‘economia italiana ha perso circa 600.000 posti di lavoro”.

Siccome, nello stesso periodo, la popolazione in età lavorativa è aumentata di circa 1,1 milioni, servono all‘Italia circa 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro per riportare il tasso di occupazione ai livelli pre-crisi, spiega l‘Ilo.

PREOCCUPANTI EXPORT E DOMANDA INTERNA DEBOLI

Dopo aver ricordato che in Italia il tasso di disoccupazione - salito in aprile a i massimi da 36 anni - è continuato ad aumentare dopo l‘inizio della crisi, in particolare tra i giovani, l‘organizzazione internazionale vede con preoccupazione la debole crescita delle esportazioni e il calo della domanda interna in relazione a un possibile miglioramento del mercato del lavoro.

“Per rispondere alla crisi, l‘Italia ha messo in atto una serie di misure incentrate sull‘offerta, con l‘obiettivo di migliorare la competitività attraverso il taglio dei costi unitari di manodopera” dice l‘Ilo. “Tuttavia, queste misure rischiano di rimanere inefficaci. In effetti, un grande numero di partner commerciali ha avviato contemporaneamente misure di austerità, ivi compresi paesi con eccedenze di bilancio. Di conseguenza, la domanda esterna potrebbe non bastare a sostenere un tale modello di ripresa basato sulle esportazioni”.

SERVONO STRADE ALTERNATIVE A STAFFETTA GENERAZIONALE

Un giudizio negativo è dato poi alla cosiddetta staffetta generazionale indicata dal governo Letta.

I lavoratori giovani non devono prendere il posto di quelli più anziani, dice il rapporto a commento delle recenti proposte di condivisione del lavoro tra lavoratori giovani e anziani. Infatti, il contatto con lavoratori più sperimentati attraverso il tutoraggio può fornire consigli, istruire alle buone pratiche sul luogo di lavoro, aiutare a dissipare i malintesi riguardo ai giovani.

Il governo dovrebbe considerare altri mezzi per sostenere l‘occupazione giovanile, come ad esempio il sistema di garanzia per mantenere i giovani dentro il mercato del lavoro; incentivi all‘assunzione di giovani più svantaggiati (disoccupati di lunga durata o giovani poco qualificati); borse di formazione; e sforzi per migliorare la corrispondenza delle competenze (skills matching).

Inoltre l‘Ilo suggerisce di monitorare le forme atipiche di occupazione. Sarà importante monitorare e valutare - dice il rapporto - la recente proposta di ridurre di un terzo il periodo di interruzione tra due contratti successivi a tempo determinato. Siccome l‘occupazione precaria è in continuo aumento, sarebbero necessari maggiori sforzi per incentivare la trasformazione di contratti a tempo determinato in contratti di lavoro fisso.

I programmi attivi del mercato del lavoro sono tradizionalmente rimasti poco sviluppati in Italia.

La spesa per partecipante in programmi attivi del mercato del lavoro è inferiore alla metà della media dei paesi UE-15. In seguito ad un aumento dal 2007, la spesa totale in politiche del mercato del lavoro è rimasta invariata a partire dal 2009. A questo proposito, applicare in modo efficace il programma europeo di «Garanzia per i Giovani» segnerebbe un vero progresso per l‘Italia, sosteine l‘organizzazione.

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