27 dicembre 2012 / 14:52 / 5 anni fa

Italia,in 2013 recessione più lieve,spread medio 280 pb - Intesa SanPaolo

MILANO, 27 dicembre (Reuters) - Il 2013 sarà un altro anno difficile per l'economia italiana, con il Pil che non riuscirà a portarsi in territorio positivo. Tuttavia la flessione sarà meno accentuata rispetto a quella vista nel 2012. E lo spread medio sarà di 100 punti base più basso rispetto alla media del 2012.

E' quanto emerge dallo 'Scenario macroeconomico' messo a punto dal servizio studi e ricerche di Intesa SanPaolo che stima per l'anno che sta per iniziare un Pil a -1% dopo il -2,1% di quest'anno.

I segnali di ripresa si vedranno dalla seconda metà dell'anno: il terzo trimestre segnerà una ripresa di 0,1 punti percentuali sul trimestre precedente, miglioramento che sarà di 0,2 punti nei tre mesi successivi, secono Intesa SanPaolo.

"Nel nostro scenario, solo nel 2016 il Pil ritornerà ai livelli precedenti l'ultima recessione (quella del 2011), e occorreranno ancora molti anni per recuperare i massimi pre-crisi (quelli del 2007)" dice il rapporto. "Ciò avrà delle importanti ripercussioni per quanto concerne il dimensionamento del sistema produttivo e degli organici occupazionali"

Lo slancio alla crescita nel 2013 sarà ancora rallentato da una parte della politca fiscale dall'altra dalla crisi finanziaria, anche se in modo meno pesante rispetto al 2012.

PRESSIONI FISCALI MENO PESANTI IN 2013

L'impatto negativo della politica fiscale sulla crescita dovrebbe essere limitato allo 0,4%, dopo il punto percentuale visto nel 2012, dice la nota di Intesa.

Una certa volatilità potrebbe essere indotta dall'incremento dell'aliquota ordinaria dell'Iva (previsto a partire dal 1° luglio 2013), che potrebbe causare un anticipo dei consumi nel secondo trimestre a discapito del terzo. Tuttavia, sembra possibile che gli effetti della stretta fiscale possano cominciare a essere assorbiti verso la fine del 2013.

CRISI FINANZIARIA MORDE MENO, SPREAD MEDIO IN AREA 280 PB Anche gli effetti della crisi del debito, in particolare su condizioni finanziarie e fiducia degli operatori risulterà inferiore rispetto a quanto visto nel 2012.

Intesa vede quella che chiama la "temperatura" della crisi, ovvero lo spread tra rendimenti di decennale Btp e Bund, scendere rispetto ai 395 pb medi stimati per il 2012. "Il nostro scenario centrale vede una media 2013 a 280 pb, in calo cioè di oltre 100 pb rispetto alla media dell'anno precedente" dice il rapporto aggiungendo che il calo si vedrà soprattutto nella seconda parte dell'anno.

Questi 100 punti in meno di spread si tradurranno nel 2013 in minori costi che Intesa stima in circa 5 miliardi di risparmi globali: 3 miliardi sul fronte dei conti pubblici come risparmi sulla spesa per interessi; 1,8 miliardi come effetto di trascinamento sugli interessi dei prestiti alle imprese; 280 milioni di riduzione di interesse sui prestiti alle famiglie.

Il risparmio sulla spesa per interessi salirebbe poi a quasi 6 miliardi nel 2014, a oltre 7 miliardi nel 2015 e a oltre 9 miliardi nel 2016, per un totale oltre 25 miliardi nell'arco di un quadriennio.

LE PRINCIPALI COMPONENTI DI CRESCITA

L'anno prossimo, il commercio con l'estero resterà l'unica fonte di crescita, anche se Intesa stima che il suo contributo positivo al Pil possa ridursi rispetto a quello eccezionale (2,7%) visto nel 2012 a quasi un punto e mezzo, "sulla scia di una lieve ripresa delle esportazioni e di un altro calo piuttosto pronunciato delle importazioni".

Viceversa, stretta fiscale e condizioni finanziarie ancora tese continueranno a pesare sulla domanda interna, che lo studio stima, al netto delle scorte, in contrazione di quasi due punti percentuali nel 2013 dopo il -4,4% del 2012, che ha in pratica eguagliato il record del 1993.

I consumi delle famiglie, dopo l'annus horribilis 2012 (che ha visto una contrazione record di -4,1%), continueranno a scendere, -1,8%, anche nel 2013, in misura più pronunciata rispetto al Pil.

Quanto agli investimenti, essi potrebbero subire una contrazione più accentuata dei consumi, di -3,4% nel 2013, affossati dalla recessione strutturale che sembra attanagliare in particolare gli investimenti in mezzi di trasporto (stima a -6,2% dopo il -17% del 2012) e in costruzioni (attese contrarsi per il sesto anno consecutivo).

Peraltro gli investimenti in macchinari e attrezzature potrebbero risultare la prima componente di domanda interna a mostrare una ripresa.

La produzione industriale è vista ancora flettere significativamente nel 2013, di -3,2% dopo il -6,3% del 2012.

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