5 novembre 2012 / 10:59 / tra 5 anni

PUNTO 1 - Italia, Pil 2013 -0,5%, giù redditi e risparmio - Istat

* Governo stima Pil 2013 a -0,2%

* Disoccupazione sopra 10% in 2012-2013

* Consumi e investimenti al palo, pesa incertezza voto

* Legge stabilità, modesti effetti positivi da modifiche (Giuseppe Fonte)

ROMA, 5 novembre (Reuters) - L‘Istat prevede per il 2012 una riduzione del prodotto interno lordo italiano pari al 2,3%, mentre per il 2013, nonostante l‘attenuazione degli impulsi sfavorevoli ed un moderato recupero dell‘attività economica nel secondo semestre, la variazione media annua dovrebbe mostrare un calo dello 0,5%.

In un comunicato che sintetizza le prospettive per l‘economia italiana, l‘istituto di statistica spiega che la fase di debolezza ciclica, unita alle incertezze legate alle elezioni politiche del prossimo anno, si tradurrà in “significative riduzioni del reddito, con conseguenze negative anche sul tasso di risparmio”.

La maggiore partecipazione al mercato del lavoro osservata a partire dalla fine del 2011 dovrebbe essere “alla base del rilevante incremento del tasso di disoccupazione previsto per quest‘anno (10,6%)”.

“Nel 2013 il tasso di disoccupazione continuerebbe a salire (11,4%) a causa del contrarsi dell‘occupazione, fenomeno cui si dovrebbe accompagnare un aumento dell‘incidenza della disoccupazione di lunga durata”, si legge nel comunicato.

La domanda estera netta risulterebbe, sia nel 2012 sia nel 2013, la principale fonte di sostegno alla crescita, con un contributo rispettivamente pari a 2,8 e a 0,5 punti percentuali nei due anni considerati.

“La spesa privata per consumi registrerebbe nell‘anno in corso una contrazione del 3,2%. Nel 2013, la spesa dei consumatori risulterebbe ancora in calo (-0,7%), a seguito delle persistenti difficoltà sul mercato del lavoro e della debolezza dei redditi nominali”.

Gli investimenti fissi lordi diminuirebbero del 7,2% nel 2012, per effetto di una forte riduzione da parte delle imprese e delle amministrazioni pubbliche. Nel 2013, le prospettive di una ripresa del ciclo produttivo e il graduale miglioramento delle condizioni di accesso al credito porterebbero ad un rallentamento della caduta (-0,9%).

CADUTA PIL FINO A TRIM2, CRISI PIU’ DURA DA 1992

La caduta del Pil iniziata nel terzo trimestre del 2011 dovrebbe proseguire, con intensità sempre più contenute, fino al secondo trimestre del 2013. Uno scenario che incorpora gli interventi contenuti nella Legge di stabilità, ma non le modifiche proposte nel corso della discussione parlamentare.

La durata della crisi attuale supererebbe così sia quella del biennio 2008-2009 (5 trimestri) sia quella del periodo 1992-1993 (6 trimestri).

Il ministro dell‘Economia Vittorio Grilli ha detto che la ripresa in Italia dovrebbe cominciare a vedersi dal secondo trimestre del prossimo anno e ha fissato in -0,2% la caduta del Pil nel 2013.

Istat ritiene che vi sia una bassa probabilità di ritorno agli investimenti da parte delle imprese, a causa principalmente della caduta dei margini di profitto, dei bassi livelli di capacità utilizzata e delle difficoltà dal lato della domanda.

La debolezza dell‘economia italiana dovrebbe condurre nel 2012 a una diminuzione “in termini di input di lavoro” pari all‘1,2%.

“A seguito del miglioramento delle condizioni economiche generali atteso nella seconda parte del 2013, il deterioramento delle condizioni complessive del mercato del lavoro potrebbe attenuarsi, anche se l‘input di lavoro risulterebbe ancora in calo dello 0,5% in media d‘anno”.

Le retribuzioni per dipendente mostrerebbero una dinamica moderata (0,9%, nel 2012 e 1% nel 2013). La produttività del lavoro diminuirebbe nel 2012 per poi stabilizzarsi nel 2013. Il costo del lavoro per unità di prodotto tenderebbe a crescere in entrambi gli anni. La dinamica dell‘inflazione dovrebbe raffredarsi nel 2013.

LEGGE STABILITA’, DA MODIFICHE MODESTI EFFETTI SU PIL

Istat avverte che lo scenario di previsione è connotato da diversi elementi di incertezza. Come detto dallo stesso Grilli mercoledì scorso, un fattore determinante per l‘economia italiana è rappresentato dall‘andamento del commercio mondiale, a sua volta fortemente dipendente dall‘evoluzione del ciclo economico internazionale.

“Qualora la ripresa del commercio mondiale fosse meno sostenuta, l‘apporto della domanda estera alla crescita del Pil risulterebbe meno rilevante”.

Un ampliamento del differenziale di rendimento tra Btp e Bund a 10 anni guidato da fattori interni, “quali ad esempio le elezioni politiche del prossimo anno, e internazionali, determinerebbe effetti negativi sul bilancio pubblico, sugli investimenti privati e sul clima di fiducia”.

“Le difficoltà finanziarie delle famiglie e la crescita della disoccupazione associate alla lunghezza della fase recessiva potrebbero amplificare i rischi al ribasso della previsione”.

Un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dalle implicazioni macroeconomiche della composizione della manovra di finanza pubblica contenuta nella Legge di stabilità.

L‘accordo di massima siglato da governo e maggioranza la scorsa settimana (limitare l‘aumento dell‘Iva all‘aliquota ordinaria del 21%, sostituire la riduzione dell‘Irpef con un taglio del cuneo fiscale e attenuare la stretta a detrazioni e deduzioni) “avrebbe un effetto di stimolo (ancorché contenuto) dell‘occupazione e di riduzione dell‘inflazione rispetto ai risultati dello scenario di previsione”.

“Tuttavia, gli effetti sulla crescita del Pil nel 2013 sarebbero poco significativi”, aggiunge l‘Istat.

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below