11 giugno 2012 / 11:25 / 5 anni fa

PUNTO 1 - Italia, aggrappata a export per contenere calo Pil

(riscrive, aggiunge dettagli, commenti, contesto)

di Luca Trogni

MILANO/ROMA 11 giugno (Reuters) - Un'economia che per contenere la propria fase di recessione si appoggia al crollo delle importazioni e alla tenuta delle esportazioni. Lo spaccato dell'Istat sulle componenti del Prodotto interno lordo nel primo trimestre offre un quadro impietoso per la congiuntura italiana. Se la discesa del Pil sul trimestre precedente non è stata maggiore dello 0,8% - comunque la contrazione più marcata dal primo trimestre del 2009 - questo è dovuto a un import in calo del 3,6%, mentre l'export, il fattore su cui si punta anche per i trimestri a venire, non va oltre il -0,6%.

"Le importazioni stanno cadendo moltissimo è questo che crea le condizioni per un Pil che scende meno dell'1%, mentre la domanda interna perde l'1,7%. Anche in una situazione di questo tipo ci si poteva aspettare un po' di più dalle esportazioni" sintetizza Fedele de Novellis, economista di Ref. "E' ormai da tre trimestri che il Pil cade meno della domanda interna" ricorda.

Ne deriva un contributo rilevante dell'export netto, pari al +0,9%, all'andamento del Pil che in parte bilancia il contemporaneo andamento nettamente negativo di consumi, investimenti e scorte.

MA ANCHE EXPORT E' IN DIFFICOLTA'

Nella situazione attuale anche alle aziende esportatrici, tradizionalmente punto di forza dell'economia italiana, viene chiesto un contributo al passo del nuovo quadro internazionale.

A dare più spinta all'export - ha ricordato nei giorni scorsi il vice-ministro Vittorio Grilli - dovrebbe essere una maggiore capacità di penetrazione nei Brics, i paesi del mondo ad alto tasso di crescita e quindi, in diversa misura, di beni e servizi importati. "Oggi solo l'1,6% dell'export italiano va in quei paesi contro il 6,4% dell'export tedesco" ha evidenziato Grilli parlando a una platea dei giovani industriali.

Le difficoltà per aumentare le proprie esportazioni in un quadro di commercio mondiale in rallentameto sono evidenti. "Chi oggi esporta è doppiamente bravo, c'è poco sistema-paese e manca la massa critica per andare in questi mercati lontani. Ma rispetto agli anni scorsi i Paesi in cui esporta l'Italia sono comunque aumentati" sottolinea Alessandra Lanza, economista industriale di Prometeia.

E sul piano interno pesa il fattore globalizzazione che ha spinto molti a produrre all'estero. "Pesa la specializzazione territoriale del nostro export. Con la globalizzazione si è creata l'esigenza di saper presidiare mercati diversi. Molti distretti export-oriented sono rimasti spiazzati da questo. Le industrie leader sono andate là a produrre, mettendo in difficoltà le aziende più piccole che dipendevano da loro".

CALO REDDITO DISPONIBILE METTE SOTTO PRESSIONE DOMANDA

Nel primo trimestre, evidenzia l'Istat, tutte le componenti della domanda interna, eccetto la spesa della pubblica amministrazione, sono risultate in diminuzione.

E su base annua - a fronte di un Pil in discesa dell'1,4% - emergono ormai cali a due cifre, come per gli acquisti di beni durevoli che cedono l'11,8%.

"Cala il reddito disponibile reale e c'è mancanza di credito. In questi condizioni non si può pensare a un trend positivo. Auto ed elettrodomestici continureranno ad essere penalizzati in corso d'anno, anche perchè sono comparti che arrivano da un lungo periodo di incentivi" commenta Lanza.

Per la domanda interna, secondo de Novellis, si può parlare di 'tracollo' anche se, tra i tanti dati negativi vi è quello delle scorte che per sua natura dopo le recenti compressioni non può che ritornare a crescere.

"Ma in generale rimaniano pessimisti anche alla luce del dato della produzione industriale di aprile (-1,9% su mese e -9,2% su anno) che ci ha sorpreso in negativo" commenta de Novellis che per il secondo trimestre vede un Pil in calo dello 0,4% su base trimestrale.

- ha collaborato Giuseppe Fonte

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