10 febbraio 2012 / 15:33 / 6 anni fa

SCHEDA - Mercato lavoro, il dibattito sull'articolo 18

ROMA, 10 febbraio (Reuters) - Il governo guidato da Mario Monti ha detto di voler riformare le norme che regolano il mercato del lavoro in Italia entro marzo.

Il dibattito si è incentrato soprattutto sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che, per le realtà produttive con più di 15 dipendenti, obbliga al reintegro in azienda del dipendente licenziato senza giusta causa.

Secondo Monti, l'Italia lo dovrebbe cancellare perchè la scarsa flessibilità in uscita del mercato italiano comprime la produttività delle imprese e scoraggia gli investimenti esteri.

Una maggiore flessibilità in uscita dal mercato del lavoro è stata richiesta quest'estate dalla Banca centrale europea all'Italia nella lettera in cui indicava al governo di Silvio Berlusconi le misure da prendere in cambio dell'acquisto di titoli di Stato italiani sul secondario.

Secondo la Confederazione degli artigiani di Mestre, poco meno del 65,5% dei lavoratori italiani ricade nella tutela dell'articolo 18.

La norma, a detta degli imprenditori, costringe a defatiganti round in tribunale prima di rendere effettivi i licenziamenti. Cause lunghe e costose che di fatto impedirebbero i licenziamenti.

Gli artigiani di Mestre hanno detto che gli ultimi dati Istat, fermi al 2006, segnalano 8.651 cause per licenziamenti illeggittimi.

Il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha proposto di sterilizzare l'articolo 18 per le aziende che fondendosi superino il tetto dei 15 dipendenti, ma non quello dei 50.

La Uil ha proposto di far rientrare nei motivi di giusta causa le difficoltà aziendali.

La Cisl ha ipotizzato di associare la procedura per i licenziamenti individuali a quella per i licenziamenti collettivi.

La Cgil è contraria a ogni modifica.

La Confindustria vuole eliminare l'obbligo di reintegro del lavoratore.

Tutti, governo Confindustria e sindacati (anche la Cgil), sono d'accordo sulla necessità di accorciare i tempi del giudizio sulle cause che si richiamano all'articolo 18.

Oltre all'articolo 18 della legge numero 300 del 1971 (Statuto dei lavoratori), si occupano di licenziamento anche la legge 604 del 1996 sul licenziamento individuale e la legge 223 del 1991 che regola i licenziamenti collettivi.

Ecco cosa prevedono.

LICENZIAMENTO INDIVIDUALE

La legge sui licenziamenti individuali dice che "il licenziamento per giustificato motivo è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa" o da giusta causa, come prevista dal codice civile, ovvero dall'impossibilità da parte di uno dei contraenti di portare avanti il contratto.

L'articolo 4 della stessa legge chiarisce che "il licenziamento determinato da ragioni di credo politico o fede religiosa, dell'appartenenza ad un sindacato e dalla partecipazione ad attività sindacabili è nullo, indipendentemente dalla motivazione adottata".

La legge del 1966, inizialmente, non introduceva un obbligo stringente al reintegro del lavoratore. Era previsto il pagamento di una indennità crescente con l'anzianità di servizio e le dimensioni aziendali.

I PALETTI DELLO STATUTO

L'articolo 18 della legge 300 del 1971 ha reso più stringente l'obbligo di riassunzione: "il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità e ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro".

Il lavoratore può chiedere di essere liquidato con una indennità.

Il datore di lavoro deve comunque pagare al dipendente tutti gli stipendi non versati dal momento del licenziamento alla conclusione della causa, che di solito dura svariati anni.

LICENZIAMENTI COLLETTIVI

La procedura per i licenziamenti collettivi, per le aziende con più di 15 dipendenti, prevede una trattativa con il sindacato che dura nel complesso circa 80 giorni e scatta quando un'azienda vuole licenziare 5 o più persone.

L'individuazione dei dipendenti in esubero deve avvenire tenendo conto di alcuni "criteri in concorso tra loro: carichi di famiglia; anzianità; esigenze tecnico-produttive ed organizzative".

I lavoratori in mobilità percepiscono un'indennità per 18 mesi. In molti casi si è andato molto più in là per affrontare difficili casi aziendali o introducendo la mobilità lunga per prepensionare i dipendenti.

La Cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) non fa parte del mondo dei licenziamenti: i lavoratori in Cig sono a tutti gli effetti dipendenti dell'impresa e dovrebbero tornare al lavoro allo scadere del periodo, in genere dai sei mesi ai 4 anni al massimo.

(Alberto Sisto)

(In Redazione a Roma Giselda Vagnoni, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 06 85224354, Reuters Messaging: alberto.sisto.reuters.com@reuters.net))

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