21 febbraio 2012 / 13:17 / tra 6 anni

Italia, freddo visto pesare su Pil trim1, no effetti su 2012

di Elvira Pollina

MILANO, 21 febbraio (Reuters) - Un peggioramento temporaneo della caduta di Pil e produzione industriale cui si aggiunge il rischio di un rallentamento della china discendente dell‘inflazione nel primo trimestre del 2012.

Saranno questi gli effetti sull‘economia italiana dell‘eccezionale maltempo che ha colpito con particolare intensità alcune regioni italiane nelle prime due settimane di febbraio, secondo le valutazioni degli economisti consultati da Reuters, che giudicano nulle le conseguenze sull‘intero anno.

“Lo scenario concreto è quello di un aggravamento del calo del Pil nel primo trimestre, riconducibile agli effetti del freddo” sintetizza l‘economista di Ing Paolo Pizzoli.

L‘Italia è ufficialmente entrata in recessione tecnica, avendo evidenziato una caduta del Pil negli ultimi due trimestri del 2011.

Il quadro recessivo caratterizzerà l‘intero anno in corso, e in particolare il primo trimestre, su cui peseranno gli effetti della manovra correttiva varata dal governo Monti a dicembre per mettere in sicurezza i conti pubblici dall‘accelerazione della crisi dei debiti sovrani europei.

Sulla perfomance dell‘economia italiana nell‘intero 2012, che secondo le ultime previsioni di Bankitalia si concluderà con una contrazione dell‘1,5%, l‘ondata di freddo avrà un effetto sostanzialmente nullo.

“L‘esperienza storica mostra come l‘impatto dei fattori esogeni venga riassorbito nel corso dell‘anno per quanto riguarda la produzione” spiega l‘economista di Prometeia Stefania Tomasini, secondo cui il grande freddo peserà “1-2 decimi” di punto sul Pil dei primi tre mesi dell‘anno, per cui l‘istituto di ricerca bolognese attualmente stima una contrazione dello 0,9%.

A livello settoriale, con buona probabilità i comparti più penalizzati saranno alcune componenti dei servizi, come trasporti, tempo libero e divertimento e un minore valore aggiunto verrà garantito dal settore agricolo e dalle costruzioni.

La difficoltà di movimento legata all‘impraticabilità di parte della rete viaria rendono probabile anche una caduta congiunturale più decisa delle vendite degli esercizi commerciali e della grande distribuzione.

“Banalmente, se è difficile muoversi, e in quei giorni abbiamo visto che alcune zone sono rimaste completamente isolate dalla neve e dal ghiaccio, le persone sono ancora meno incentivate a uscire e a fare compere” osserva Fabio Fois di Barclays Capital.

RISCHIO RALLENTAMENTO DISCESA INFLAZIONE

La dinamica discendente dei consumi che caratterizza una recessione dovrebbe garantire un effetto limitato sull‘inflazione.

“E’ facile che a febbraio si riscontri una maggiore volatilità dei prezzi degli alimentari freschi e di altri beni di cui è stata difficile la consegna, ma questo non dovrebbe incidere troppo, vista che la domanda latita” osserva Tomasini.

La discesa dell‘inflazione - attestatasi al 3,2% a gennaio - prevedibile nei prossimi mesi in assenza di pressioni dal lato della domanda, potrebbe subire un rallentamento.

“Il maggior ricorso al riscaldamento potrebbe comportare un aggravio delle bollette e questo potrebbe ritardare la discesa dei prezzi sotto la soglia del 3%” conclude Tomasini.

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