30 novembre 2011 / 12:38 / tra 6 anni

PUNTO 1 - Italia, inflazione novembre rallenta a 3,3% annuo

ROMA/MILANO, 30 novembre (Reuters) - L‘inflazione italiana segna un marginale rallentamento a novembre dopo il picco del mese precedente, registrando il primo calo congiunturale da settembre 2010.

Il dato - guidato soprattutto dalle flessioni del settore alberghi e ristoranti e della componente trasporti - mostra comunque il perdurare di pressioni sui prezzi al consumo e si inquadra in un più ampio contesto europeo in cui l‘inflazione resta al 3%, ben sopra il target del 2% fissato dalla Bce.

“La situazione italiana non è molto rassicurante, perché abbiamo una crescita molto debole - ancora non abbiamo visto numeri negativi ma sicuramente li vedremo nel quarto trimestre o al più tardi nel primo trimestre 2012 - e simultaneamente un‘inflazione elevata, che influisce sicuramente sulla fiducia dei consumatori”, commenta Paolo Mameli di Intesa Sanpaolo. “Un‘inflazione elevata fa sì che la fiducia consumatori resti sui minimi, di conseguenza le spese per consumi finali non sono certo destinate a migliorare, anzi probabilmente avranno un segno negativo nel 2012”.

Secondo i dati provvisori di Istat, nel mese di novembre l‘indice Nic dei prezzi al consumo è sceso dello 0,1% rispetto a ottobre. Su base annua l‘indice è salito del 3,3%.

A ottobre l‘inflazione era cresciuta dello 0,6% sul mese precedente e del 3,4% su base annua.

L‘inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, scende al 2,4% dal 2,5% di ottobre. Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell‘indice è stabile al 2,4%.

“Il dato di novembre ha sorpreso verso il basso, c’è stato un calo molto forte nella componente alberghi e ristorazione (-1,5% su mese), e questa è stata la sorpresa più grande, e poi flessioni anche nei trasporti e nel tempo libero e cultura, -0,4% in ciascuna delle due voci”, osserva Mameli, che segnala come viceversa le uniche componenti che hanno mostrano una salita significativa siano quelle degli alimentari (+0,7%) e quelle relative a spese e tariffe per la casa (+0,5%).

Scarsi effetti invece ha avuto sul dato di novembre il passaggio dell‘aliquota Iva al 21% dal 20%, introdotto a metà settembre. “L‘impatto era già stato incorporato a ottobre”, sottolinea Carmela Pace di Mps Capital Service.

IN PROSSIMI MESI VISTO GRADUALE RALLENTAMENTO

Guardando avanti, l‘inflazione italiana potrebbe scendere gradualmente, pur mantendosi abbondantemente sopra il 2% per la prima parte del prossimo anno.

“Il rallentamento previsto è da attribuire sia alle attese di peggioramento della crescita, che dovrebbe buttare giù l‘inflazione, sia a un effetto statistico di confronto”, osserva Pace.

Mameli sottolinea tuttavia la possibilità di nuovi aumenti dell‘Iva, sia per l‘aliquota ordinaria che per quella agevolata attualmente al 10%, che “potrebbero avere un impatto anche più forte di quello che c’è stato con il passaggio dal 20 al 21%”.

Escludendo eventuali aumenti Iva, “che però sono probabili, noi pensiamo che ci potrebbe essere intorno a primavera un calo significativo ma per tutto il 2012 si resterà comunque sopra il 2% e solo verso fine anno ci riavvicineremo al 2%”, osserva l‘economista di Intesa.

Carmela Pace da parte sua si aspetta per il mese prossimo un rallentamento del tasso tendenziale intorno al 3%. “Dovremmo chiudere l‘anno con un +2,8%, abbondantemente sopra al target. Ci aspettiamo un rallentamento per il prossimo anno, ma il primo trimestre e buona parte del secondo potrebbero essere ancora caratterizzati da un‘inflazione sopra il 2%, per il primo trimestre in particolare mi aspetterei un dato intorno al 2,5% con un progressivo rallentamento fino a fine anno”.

INFLAZIONE EUROPA STABILE A 3%, SALE DISOCCUPAZIONE

Quanto al tasso armonizzato, che concorre a determinare la statistica europea, il dato italiano ha mostrato a novembre un calo congiunturale dello 0,1% (da +0,9% di ottobre) e un incremento tendenziale del 3,7% (da +3,8%).

I dati preliminari sulla zona euro diffusi oggi mostrano un‘inflazione stabile al 3% tendenziale per il terzo mese consecutivo, in linea con le attese.

Il tasso di disoccupazione nella zona euro è salito a ottobre al 10,3% dal 10,2% del mese precedente mentre in Italia è aumentato all‘8,5% dall‘8,3% di settembre.

“Gli ultimi dati della zona euro rivelano una brutta combinazione di alta inflazione e disoccupazione in crescita che si vanno ad aggiungere ai problemi della regione”, commenta Jennifer Mckeown di Capital Economics. “Inflazione e disoccupazione elevata insieme creano forti pressioni sul potere di spesa, in particolare quando si accompagnano a misure di austerità fiscale”.

Per quanto riguarda l‘Italia, Mameli sottolinea che “sull‘indice di fiducia dei consumatori in realtà per il momento ha più peso l‘aumento dell‘inflazione che non l‘aumento della disoccupazione, per lo meno se la disoccupazione resta su livelli inferiori al 9% dove era arrivata all‘apice della crisi”.

- Ha collaborato Giuseppe Fonte

(Sabina Suzzi)

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