15 settembre 2011 / 11:15 / 6 anni fa

PUNTO 1 - Italia, mercato lavoro in ripresa lenta - Ocse

* Tasso disoccupazione a 8,5%,inferiore area Ocse

* Disoccupazione giovanile tra peggiori area Ocse

* Limitata azione ammortizzatori sociali (Aggiunge dettagli rapporto)

MILANO, 15 settembre (Reuters) -

L'impatto della recente profonda recessione sul mercato del lavoro italiano è stato relativamente mite, ma la ripresa è stata lenta.

Lo dice l'Ocse nel suo Rapporto sull'Occupazione 2011 reso noto oggi.

Il tasso di disoccupazione italiano (secondo la definizione Ilo) è aumentato di 2,5 punti percentuali tra l'inizio della crisi (secondo trimestre del 2007) e il primo trimestre del 2010 per raggiungere l'8,5%, con un incremento inferiore alla crescita media dell'area Ocse. Da allora, tuttavia, la ripresa è stata lenta.

Il tasso di disoccupazione è sceso di solo la metà di un punto percentuale in Italia, in linea con il lento calo visto nell'area Ocse nel suo complesso, dice il rapporto.

Il fatto che la ripresa economica nell'area dell'euro stenti a decollare suggerisce che la disoccupazione italiana resterà al di sopra il suo livello pre-crisi per qualche tempo, dice.

Il calo della disoccupazione - aggiunge il rapporto - risulta per altro interamente dovuto alla creazione di posti di lavoro a tempo determinato e con contratti aticipi (compresi i collaboratori coordinati continuativi e occasionali, i Co.co.co), mentre il numero dei contratti a tempo indeterminato è in calo: -72.000 nel primo trimestre 2011.

Ciò significa che il mercato del lavoro in Italia sta diventando sempre più segmentato e - suggerisce il rapporto - misure legislative sul mercato del lavoro potrebbero aiutare il paese a contenere l'impatto dalla recessione.

Nel dettaglio del rapporto dell'Ocse, basato su dati di fine 2010, emerge che in Italia, la crisi si è abbattuta pesantemente sulla popolazione giovane (tra i 15 e i 24 anni) per i quali il tasso di disoccupazione è salito al 27,9% dal 25,4%, uno del maggiori tassi nell'area Ocse.

Rispetto ad altri paesi dell'area analizzata, in Italia il sistema di imposte e trasferimenti gioca un ruolo minore nella protezione delle famiglie contro le conseguenze di grandi contrazioni del reddito da lavoro.

Il rapporto mostra che grandi riduzioni del reddito da lavoro individuale (per esempio in caso di perdita del posto di lavoro) tendono a tradursi in contrazioni di reddito disponibile familiare superiori a quelle osservate negli altri paesi Ocse. Ciò accade a causa della limitata azione di assorbimento degli ammortizzatori sociali.

Di conseguenza, lo shock negativo sui redditi da lavoro subito da non pochi italiani durante la crisi si è probabilmente tradotto in un aumento del rischio di povertà e di difficoltà finanziarie, anche se l'aumento massiccio di risorse per la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) ha contribuito significativamente a limitare il numero di lavoratori affetti da tali shock.

Inoltre, nel 2009, la copertura dell'indennità di disoccupazione è stata estesa a lavoratori che in precedenza non ne avevano diritto. D'altro canto i sussidi di disoccupazione italiani rimangono tra i meno generosi dei paesi Ocse e "uno sforzo addizionale dovrebbe essere fatto per assicurare un sussidio adeguato a tutti i disoccupati".

Il salario medio in Italia nel 2010 è stato di 36.773 dollari (a tasso di cambio corrente), contro una media Ue di 41.100 dollari e della zona euro di 44.904 dollari.

Il salario medio italiano è superiore a quelli di Spagna (35.031), Grecia (29.058) e Portogallo (22.003), ma inferiore a Francia (46.365 dollari), Germania (43.352) e Gran Bretagna (47.645). La palma del salario medio più elevato per il 2010 va alla Svizzera, con 80.153 dollari.

SITUAZIONE LAVORO IN AREA OCSE

Nell'intera area Ocse a luglio 2011 c'erano 44,5 milioni di senza lavoro, 13,4 milioni in più rispetto al periodo pre-crisi, e il tasso di disoccupazione è rimasto superiore all'8%, e non lontano dal picco dell'8,8% toccato nell'ottobre 2008, dice l'organizzazione con sede a Parigi.

La situazione, precisa il rapporto Ocse, è però molto disomogenea.

Alcuni Paesi - tra cui Austria, Svizzera, Norvegia, Giappone e Corea - sono riusciti a mantenere la disoccupazione tra il 3,5 e il 5,5%, mentre altri - tra cui i quattro Paesi periferici della zona euro, Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna - fanno ancora segnare un tasso a due cifre. Proprio quest'ultima mostra la percentuale più alta di senza lavoro, con il 21,2%.

In Italia il tasso di disoccupazione giovanile è al 27,9%, ben superiore alla media ponderata dell'area Ocse (16,7%). La quota è in netto aumento rispetto all'inizio della crisi, nel 2007, quando la disoccupazione giovanile era al 20,3%.

Continua a crescere nell'area Ocse il tasso di disoccupazione di lungo termine. Nei 34 Paesi membri, a fine 2010, i disoccupati senza lavoro da almeno 12 mesi erano il 32,4 contro il 24,2% del 2009.

Per quanto riguarda l'Italia, i disoccupati senza lavoro da un anno o più sono il 48,5% (+4 punti percentuali rispetto al 2009).

"Fasi prolungate di disoccupazione - sottolinea l'Ocse nel rapporto - sono particolarmente penalizzanti, perchè aumentano il rischio di una marginalizzazione permanente dal mercato del lavoro, come risultato del deprezzamento delle abilità e della perdita di autostima e motivazione" dice il rapporto.

Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia, riporta ancora lo studio Ocse, è più alto tra le donne, 29,4%, che tra gli uomini, 26,8%. Entrambi i dati sono superiori alla media dei 34 Paesi membri dell'organizzazione, rispettivamente 15,7% e 17,6%. (Gabriella Bruschi)

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