Crisi, gruppo di 16 economisti a Tremonti: non resteremo zitti

giovedì 3 settembre 2009 09:14
 

ROMA, 3 settembre (Reuters) - In una lettera spedita a diversi quotidiani un gruppo di 16 economisti critica il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, dicendo che nessuno di loro è "disposto a stare zitto".

Gli economisti si riferiscono all'invito del ministro a tacere per due anni poiché non hanno saputo prevedere la crisi e i meccanismi che l'hanno generata.

"Ci chiediamo se la capacità di previsione di cui egli è fiero abbia ispirato la sua azione di governo. Una ricerca in questa direzione da risultati deludenti", si legge nella lettera, firmati tra gli altri da Tito Boeri, Luigi Spaventa, Marco Onado, Lucrezia Reichlin e Francesco Giavazzi.

"Non troviamo traccia di gravi preoccupazioni sulla stabilità finanziaria globale nei documenti ufficiali del firmati dal ministro; né rinveniamo espressioni di preoccupazione manifestate nei consessi internazionali a cui egli partecipò prima della crisi", aggiungono gli economisti.

"Di più: alcuni provvedimenti assunti nell'estate 2008 (quando, anche prima di Lehman, gli Stati Uniti e, sola in Europa, l'Italia erano già in recessione) paiono poco comprensibili in una realtù in cui l'occupazione si riduceva, aumentava la cassa integrazione e i bilanci delle banche esibivano crescenti sofferenze".

Nella lettera gli economisti chiedono di aprire un dibattito col ministro per discutere "delle vicende dell'economia italiana e dei suoi mali oscuri; delle ragioni che lo inducono a ritenere che noi usciremo dalla crisi meglio degli altri, pur essendoci entrati assai prima e in condizioni peggiori".

"Vorremmo conoscere la sua opinione su una stagnazione, indipendente dal ciclo politico, che dura ormai da 15 anni", continua la lettera.

"In definitiva, vorremmo comprendere come egli si proponga di trasformare in realtà le sue speranze sul futuro del Paese", concludono gli economisti.