28 maggio 2008 / 09:07 / tra 9 anni

Istat: economia in difficoltà, ma export dà segni positivi

<p>Immagine d'archivio di operai al lavoro in una azienda italiana. REUTERS/Robin Pomeroy (ITALY)</p>

ROMA (Reuters) - Globalizzazione e aumento delle materie prime stringono la corda attorno all‘economia italiana dove la produttività del lavoro resta debole e il ritmo di sviluppo modesto, dice l‘Istat.

Ma le imprese mostrano di sapersi difendere sui mercati internazionali e la loro capacità di penetrazione, nonostante la concorrenza delle economie emergenti e il balzo dell‘euro, resta stabile o in crescita.

“Non vi è dubbio che siamo in un momento di difficoltà economica, con investimenti e consumi delle famiglie che sono fermi o in regresso”, ha detto il presidente dell‘Istat Luigi Biggeri presentando alla Camera il rapporto annuale sulla situazione del Paese. “Nonostante ciò siamo prudentemente ottimisti dal punto di vista economico. Le analisi mostrano che il sistema delle imprese ha saputo reagire al declino della competitività italiana indotto dalla globalizzazione”.

Biggeri riconosce che l‘Italia continua a registrare un‘erosione della propria quota nel commercio mondiale, “ma solo in virtù del peso delle economie emergenti e in particolare della Cina”. Inoltre, “in termini di quote le economie avanzate hanno tutte perso terreno”.

“In questo contesto, l‘arretramento fatto registrare dall‘Italia (0,9 punti percentuali in meno tra il 1997 e il 2006) è inferiore a quello sperimentato da Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone”, dice il presidente dell‘Istat.

“Nonostante il differenziale negativo di produttività, la capacità di penetrazione degli esportatori italiani è dunque stabile o in crescita, soprattutto verso i mercati più dinamici e ricettici (ad esempio la Russia”, dice Biggeri.

“Tra l‘altro, tra il 2005 e il 2007 il grado di diversificazione geografica e merceologica delle esportazioni è aumentato: il 15,5% degli operatori è stato presente su oltre dieci mercati e il 7,7% ha esportato più di dieci tipologie di prodotti”.

MACCHINE E APPARECCHI MECCANICI TRAINANO ESPORTAZIONI

Nella media del 2007 le esportazioni italiane verso il resto dell‘Unione economica e monetaria sono cresciute del 5,8% e quelle extra Uem del 10%. Migliora anche il saldo commerciale grazie alla minor crescita delle importazioni: il deficit si è ridotto dai 20,5 miliardi del 2006 ai 9,4 del 2007, tornando così ai livelli del 2005.

Il rapporto annuale mette in evidenza che nel 2007 la crescita delle vendite all‘estero ha riguardato tutti i settori, eccetto minerali non energetici, elettricità, gas e acqua.

Le migliori performance sono state realizzate dal settore dei mezzi di trasporto (+14,7%), da quello dei prodotti in metallo (+13,2%) e dal comparto delle macchine e apparecchi meccanici (+11,4%).

“Quest‘ultimo, che costituisce il settore con il maggior peso (20,8%) nell‘export italiano, spiega quasi il 30% della crescita complessiva delle esportazioni e fornisce, con un attivo di poco meno di 48 miliardi di euro, il maggiore contributo all‘avanzo commerciale italiano”, dice il rapporto.

AUMENTA DELOCALIZZAZIONE VERSO ESTERO

Secondo la fotografia scattata da Istat, nelle imprese più dinamiche tende ad assumere una rilevanza crescente il trasferimento di attività all‘estero.

“Circa la metà delle grandi imprese industriali italiane ha ormai trasferito all‘estero parte dei propri processi”, dice Biggeri nella sintesi al rapporto annuale.

“L‘impatto sulle performance generali di impresa è positivo anche per l‘aumento della capacità di vendita dei nostri prodotti sui mercati esteri”.

“L‘effetto netto sull‘occupazione invece è negativo in termini quantitativi (i posti di lavoro soppressi sono più di quelli creati), sebbene in termini qualitativi si assista a un processo favorevole di mutamento nella composizione occupazionale delle imprese coinvolte, con un aumento del peso dei profili professionali più specializzati”, continua Biggeri.

PRODUTTIVITÀ IMPRESE RESTA DEBOLE

Il quadro che Istat dipinge è fatto anche di opacità e profili critici. L‘Italia è cresciuta nell‘ultimo decennio meno delle altre principali economie europee e “la crescita del prodotto è spiegata soprattutto dall‘aumento dell‘occupazione, mentre la produttività del lavoro ha avuto una dinamica particolarmente debole e in alcuni casi addirittura negativa”.

I segnali di riorganizzazione interni alle imprese e che toccano gli stessi processi produttivi, come l‘esternalizzazione delle fasi di produzione, non sembrano almeno per ora mutare la sostanza del quadro.

“L‘effetto sulla produttività è comunque negativo, poiché comporta il ridimensionamento del valore aggiunto per addetto (cioé della produttività apparente del lavoro), soprattutto nelle piccole e medie imprese e nella manifattura”, dice il presidente dell‘Istat.

In conclusione, dice Biggeri, il modesto ritmo di sviluppo complessivo dell‘attività testimonia il perdurare delle difficoltà del sistema”.

“Vincoli, inefficienze e ritardi allontanano le prospettive di crescita e di innovazione, e fanno anzi perdere terreno”, conclude Biggeri.

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