26 giugno 2008 / 12:19 / 9 anni fa

PUNTO 2 - Italia, Confindustria vede Pil 2008 0,1%, deficit 2,5%

(Aggiunge commenti Marcegaglia)

ROMA, 26 giugno (Reuters) - Andamento dell‘economia stagnante per il 2008 con una modesta ripresa per il prossimo anno. È il quadro macroeconomico delineato dal Csc di Confindustria secondo il quale “il compimento del risanamento dei conti pubblici è a portata di mano”, anche se bisogna ancora agire sul contenimento della spesa corrente primaria. Nel dettaglio, Confindustria stima che l‘economia italiana cresca di uno 0,1% nel 2008 e dello 0,6% nel 2009.

Il rapporto deficit/Pil, secondo le nuove stime del Centro studi di viale dell‘Astronomia diffuse oggi, è visto al 2,5% quest‘anno e al 2,6% nel 2009; il debito al 103,2% nel 2008 e al 102,7% nel 2009.

Le previsioni di Confindustria arrivano due giorni dopo la pubblicazione ufficiale del Dpef, che ha rivisto il quadro macroeconomico rispetto alle previsioni di marzo. Il governo stima ora una crescita del Pil allo 0,5% quest‘anno e a +0,9% il prossimo. Il deficit programmatico è visto al 2,5% nel 2008 e al 2% nel 2009, il debito rispettivamente a 103,9% e a 102,7%.

“Il problema della crescita è serio. Che sia 0,1 o 0,4% a seconda del prezzo del petrolio poco importa perché la crescita italiana resta molto più bassa rispetto alla media europea”, ha detto la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia commentando i dati.

Il Csc precisa che le cifre diffuse oggi non incorporano l‘effetto restrittivo della manovra di finanza pubblica: “Questo impatto, tuttavia, potrebbe essere compensato dall‘iniezione di liberalizzazioni, privatizzazioni e semplificazioni e dall‘innalzamento di efficienza della pubblica amministrazione”.

Secondo il Csc l‘avanzo primario dovrebbe attestarsi al 2,6% del Pil nell‘anno in corso e scendere al 2,5% il prossimo.

DA DL FISCALE SOSTEGNO A CONSUMI DI 0,3% PUNTI L‘ANNO

Confindustria apprezza il fatto che il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti abbia “fatto propri sia l‘obbiettivo di pareggio di bilancio sia le linee di azione fissati dal suo predecessore, in un raro esempio di continuità di azione bipartisan. Ha inoltre anticipato i tempi della manovra 2009 inserendola in un programma triennale opportunamente modificato”.

Inoltre, per il Csc, le misure contenute nel decreto legge fiscale [abolizione Ici prima casa e detassazione straordinari], “se pienamente efficaci, offriranno un sostegno alla crescita dei consumi che si stima in misura pari a 0,3 punti percentuali in ragione d‘anno”.

La Marcegaglia ha poi invitato il governo ad andare avanti sulle linee di politica economica “mantenendo la barra dritta” ed ha ribadito l‘importanza di ridurre la spesa e di proseguire sulla strada della lotta all‘eveasione fiscale.

INFLAZIONE PROGRAMMATA 1,7% “CREDIBILE E COERENTE”

Analogamente a quanto scrive il governo nel Dpef, Confindustria stima una crescita media dell‘inflazione del 3,4% nel 2008. Per il 2009 il Csc prevede un rallentamento a +2,5%.

A fronte di queste stime, il Csc ritiene “credibile e coerente” la scelta del governo di fissare nel Dpef un‘inflazione programmata di +1,7% nel 2008 e +1,5% negli anni successivi.

“L‘accelerazione dei prezzi al consumo è stata marcata. Tuttavia rimane concentrata nei prodotti derivati da materie prime energetiche e alimentari e potrà rientrare altrettanto rapidamente a partire dall‘autunno” verso il 3% in dicembre, dice Confindustria.

Nei giorni scorsi i sindacati hanno criticato aspramente il livello dell‘inflazione programmata, arrivando a dire che la decisione del governo mette a rischio il dialogo con gli industriali per la riforma dei contratti.

La Marcegaglia è tornata su questo tema ribadendo che le imprese sono consapevoli della presenza di “un problema reale del potere d‘acquisto, ma la risposta non può essere un aumento delle retribuzioni sulla base dell‘inflazione reale: sarebbe un danno per tutti”.

Quello che serve sono interventi fiscali mirati. Su questo il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, presente al seminario, ha parlato di possibili deduzioni e detrazioni per alcune famiglie, della leva fiscale per le pensioni e dell‘ampliamento della detassazione della parte variabile del reddito.

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