19 giugno 2008 / 14:33 / tra 9 anni

Manovra 2009-11 restrittiva, ma porterà a pareggio - analisti

di Daniele Chicca

MILANO, 19 giugno (Reuters) - E’ una manovra fiscale più restrittiva che espansiva quella triennale da 35 miliardi varata ieri dal governo con l‘obiettivo ufficiale di stabilizzare i conti e rilanciare l‘economia italiana.

Questo il parere degli economisti interpellati da Reuters, che concordano nel ritenere il piano sufficiente a raggiungere l‘obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011, mentre, nella migliore delle ipotesi, l‘impatto sulla crescita nel 2009 sarà nullo.

“L‘entità complessiva (35 miliardi in 3 anni) sembra sufficiente a raggiungere l‘obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011, anzi sarebbe bastato anche meno, ma va messo in conto un impatto negativo sulla crescita”, dice Paolo Mameli di Intesa Sanpaolo.

Più cauto Marco Valli, per cui il raggiungimento del pareggio di bilancio è, comunque, condizionato dall‘andamento della crescita.

“Il target del raggiungimento del bilancio nel 2011 è rischioso, ambizioso. Il deficit è stato ridotto in maniera molto marginale anche quando la crescita era forte”, dice l‘economista di Unicredit, esprimendo cauta soddisfazione per il piano di tagli alla spesa.

“Il messaggio è corretto, ma i tagli sono più difficili da attuare in un contesto di forte decelarazione della crescita. Una manovra di rientro di questo tipo sicuramente non è espansiva, assolutamente. Bisogna vedere dove finiranno i soldi [ottenuti con i tagli]”, ha proseguito Valli.

Il governo ha approvato ieri un decreto e un disegno di legge che fanno scattare interventi per 35 miliardi nel prossimo triennio, di cui 13,1 miliardi nel 2009.

Dal pacchetto fiscale, che prevede l‘intervento sulle compagnie petrolifere battezzato ‘Robin Hood Tax’, è previsto un maggiore gettito per 4 miliardi, risorse che in parte saranno utilizzate per garantire sconti per la spesa e le bollette agli azioni con pensione minima.

La manovra triennale prevede inoltre tagli alla spesa sanitaria di 6 miliardi di euro dal 2009 al 2011.

IMPATTO SU CRESCITA 2009 POTREBBE ESSERE NEGATIVO

Forti perplessità suscita l‘impatto che il piano triennale avrà sulla crescita e c’è chi addirittura stima che sarà negativo nel 2009.

“Questi 13,1 miliardi nel 2009 sono lo 0,8% del Pil circa, quindi nel complesso è una manovra restrittiva per il prossimo anno, al di là di alcuni annunci di manovra espansiva come i tagli a Ici e strordinari”, argomenta l‘economista di Intesa, aggiungendo che “alla fine i rischi sui conti hanno spinto il governo ad attuare una manovra restrittiva”.

Lo 0,8% di correzione del disavanzo, spiega Mameli, “si tradurrebbe in un impatto negativo sulla crescita di 0,2% sul 2009”, che porta la previsione per il Pil del prossimo anno a 0,1%.

Migliora invece dello 0,8% la stima tendenziale sul deficit dell‘istituto, che prima della manovra era al 2,4%. “Ipotizzando una crescita dello 0,1% andremmo dunque all‘1,6%. Visto che ci sono rischi al ribasso per la crescita, l‘1,6% è in realtà ottimista. Si può pensare piuttosto a un deficit poco sotto al 2%, intorno all‘1,8%”.

Parla di manovra positiva per il consolidamento fiscale, ma che difficilmente rilancerà la crescita, anche Lavinia Santovetti di Lehman Brothers. “Sembra più restrittiva che espansiva, visti gli interventi per 13,1 miliardi nel 2009”.

In seguito all‘approvazione della manovra rimane ferma allo 0,5% la stima di Unicredit sulla crescita del 2009. Unica voce leggermente fuori dal coro Daniele Antonucci di Merrill Lynch, secondo il quale “ci sono un numero di misure che supportano la crescita nel breve periodo, anche se i margini per una manovra fiscale in Italia sono limitati”.

“Le spese aggiuntive suggeriscono un peggioramento del budget anche aggiustato per il ciclo”, aggiunge. Tuttavia, se le misure forniscono supporto nel breve per l‘economia, “non avranno impatto positivo sul 2009, la previsione di crescita Rimane invariata sotto l‘1%, allo 0,9%”.

La ultime stime del precedente governo prevedevano per il 2009 una crescita del Pil dell‘1,2%. Per il prossimo anno l‘Ocse vede una lieve accelerazione a 0,9%, mentre il Fmi ha una stima dello 0,3%.

BENE MISURE LAVORO, DIFFIDENZA SU TAGLI SANITA’

Sotto la lente degli economisti, analizzata nelle sue singole componenti, la manovra rivela aspetti positivi per quanto riguarda le misure sul lavoro e straordinari, mentre non convincono i tagli a sanità e Ici, “capitoli che sicuramente devono essere affrontati, ma che rischiano di generare situazioni non ottimali”, secondo Valli.

“Rientri così ingenti che riguardano la sanità devono essere prima attuati, ma è difficile dire quanto influiranno” dice Valli.

“Sulla carta i tagli alla spesa sanitaria, in particolare l‘obbligo alle regioni di coprire il deficit con ticket, sono da valutare positivamente” dice Susana Garcia di Deutsche, che teme per l‘impatto sui cittadini.

Gli economisti giudicano positivamente alcune misure sul lavoro, tra cui la detassazione degli straordinari e la deroga sui contratti a tempo determinato.

“Alcune misure sono positive: quella sui ‘job on call’ è una buona idea, il mercato del lavoro più flessibile non pregiudica nessuno”, ha detto Garcia, mostrando segni di approvazione anche per la deroga per i contratti a tempo.

“Detassare gli straordinari avrà un impatto sull‘economia”, spiega Antonucci, anche se “è presto per misurare l‘entità degli effetti che avrà sul 2009”.

Fondamentale per valutare l‘impatto della manovra saranno le entrate che arriveranno dall‘allargamento della base imponibile di banche, assicurazioni e società dell‘energia e petrolio, che dovrebbero finanziare la correzione sul bilancio 2009 per 4 miliardi, spiega Valli, mostrandosi invece diffidente sui tagli alla sanità.

Quanto all‘istituzione della ‘Robin Hood Tax’, che prevede un‘addizionale Ires sull‘incremento di valore delle scorte petrolifere, si tratta di “una misura sicuramente più in linea al consolidamento delle finanze pubbliche, l‘Ires aumenterà e non di poco”, segnala Antonucci.

Nel pomeriggio il ministro dell‘Economia ha specificato che l‘imposta sui petrolieri passerà al 33%.

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