Banche vedono calo domanda credito famiglie Italia

venerdì 18 gennaio 2008 15:14
 

ROMA (Reuters) - Per la prima volta in almeno cinque anni, le previsioni delle banche italiane sulla domanda di prestiti delle famiglie per il consumo o per l'acquisto di abitazioni nei prossimi tre mesi indicano una lieve flessione.

Le condizioni di credito per le famiglie però non dovrebbero peggiorare nel primo trimestre dell'anno, anzi se gli standard applicati per l'acquisto di case sono visti rimanere stabili, quelli per gli altri prestiti dovrebbero essere lievemente allentati.

E' quanto emerge dall'indagine sul credito bancario pubblicata oggi dalla Banca d'Italia che martedì ha tagliato le stime di crescita 2008 per la terza economia dell'area euro all'1% dall'1,7% indicato in luglio.

Per le imprese i sei gruppi creditizi italiani interessati dall'indagine prevedono una moderata espansione della domanda di finanziamento nel suo complesso, che nel dettaglio si scompone in una sostanziale stabilità della richiesta di finanziamenti a lungo e in un lieve aumento di quelli a breve.

La crisi dei mutui subprime americani scoppiata in agosto continua a farsi sentire nelle condizioni del credito, ma in modo declinante.

Nel primo trimestre 2008 dovrebbe così proseguire il lieve restringimento dei criteri applicati per l'approvazione dei prestiti e l'apertura di linee di credito a favore delle imprese anche se in modo più blando rispetto a quanto previsto nei mesi precedenti.

L'indagine è stata effettuata in collaborazione con la Banca centrale europea che stamattina ha diffuso i dati relativi all'area dell'euro alla quale hanno contribuito in totale 89 banche.

Le banche della zona euro si attendono un restringimento degli standard sul credito nella prima parte del 2008 a fronte di un ulteriore calo della domanda di prestiti sia da parte dei consumatori, sia da parte delle imprese.

"Negli ultimi tre mesi la disponibilità delle banche al prestito sembra essersi deteriorata in qualche misura per gli effetti delle turbolenze finanziarie e si prevede che questo possa continuare per i prossimi tre mesi", dice la Bce.

Secondo Ken Wattret, economista di Bnp Paribas, questi dati della Bce dovrebbero essere interpretati come un ulteriore avvertimento che sono cresciuti sensibilmente i rischi di ribasso per la crescita della zona euro.

Anche Marco Kramer, di Unicredit, trae un messaggio negativo dall'ultima ricerca dell'istituto di Francoforte: "Prospettive più deboli per la domanda di credito significano un onere in più sulla crescita dei prossimi mesi e legano le mani della Bce rispetto ai crescenti rischi inflazionistici".