15 gennaio 2008 / 18:08 / 10 anni fa

PUNTO 1 - Bankitalia taglia stime crescita Italia a 1% in 2008

(aggiunge altri dettagli da Bollettino, contesto)

di Giselda Vagnoni

ROMA, 15 gennaio (Reuters) - Il peggioramento del quadro esterno determinato dalla crisi dei mutui subprime Usa induce la Banca d'Italia a tagliare all'1% dall'1,7% di luglio la stima di crescita per l'economia italiana nel 2008 corretta per i giorni lavorativi.

Nell'ultimo Bollettino di via Nazionale si sottolinea che revisioni analoghe stanno interessando anche altri Paesi dell'area dell'euro e si avverte che il quadro internazionale potrebbe ulteriormente deteriorarsi.

La stima sul Pil del 2009 corretta per i giorni lavorativi è indicata all'1,1%, mentre per il 2007 dovrebbe essere acquisita una crescita dell'1,7%, che nel suo dato grezzo diventa 1,9%, in linea con le stime del governo.

Per l'anno appena trascorso Bankitalia si aspetta un deficit e un debito in rapporto al Pil inferiori alle previsioni del governo rispettivamente di 2,4% e 105,0%.

Gli economisti di Mario Draghi non forniscono invece previsioni sul deficit 2008, che secondo Lorenzo Bini Smaghi, membro italiano del consiglio Bce, potrebbe risentire negativamente del rallentamento dell'economia.

PIL FRENATO DA AUMENTO MATERIE PRIME, EURO

La revisione al ribasso della stima di crescita per l'anno appena iniziato, nelle dichiarazioni ufficiali del governo ancora all'1,5%, è da attribuire soprattutto a tre cause: gli effetti sul reddito disponibile delle famiglie dei rincari di petrolio e beni alimentari; l'apprezzamento dell'euro del 4% in termini nominali effettivi nella seconda metà del 2007; un abbassamento della base di partenza del 2008, dato che nell'ultimo trimestre del 2007 la produzione industriale dovrebbe registrare un meno 1%.

Così, nel 2008 il ritmo di crescita delle esportazioni dovrebbe scendere all'1,5% dal 2,2% del 2007 e i consumi delle famiglie rallentare di un punto percentuale.

Sempre nel 2008 gli investimenti fissi lordi dovrebbero scendere al 2% dal 2,8% nel 2007 con particolare pressione per la componente residenziale anche in conseguenza del rallentamento atteso per il prezzo delle abitazioni.

Il rallentamento delle importazioni -- sempre secondo gli economisti di Bankitalia -- dovrebbe essere frenato dalla perdita di competitività di prezzo dei beni nazionali e non basterebbe a impedire che il contributo netto del commercio estero alla dinamica del Pil, pressoché nullo nel 2007, divenga lievemente negativo nel 2008 (-0,3%).

L'inflazione al consumo è vista crescere quest'anno poco al di sopra del 2,5% e ritornare attorno al 2% dal prossimo autunno e nella media del 2009.

Nel 2008 anche la dinamica salariale dovrebbe accelerare per la sigla di numerosi contratti di settore non rinnovati nel corso del 2007.

Bankitalia stima che l'aumento del costo del lavoro per unità di prodotto (Clup) si attesti poco sopra il 3% nel settore privato e sopra il 3,5% per l'intera economia (valori più elevati di quelli del 2007 per circa 1 e 2 punti percentuali rispettivamente); vi contribuirebbe il rallentamento ciclico della produttività che tornerebbe a ristagnare.

Non implicherebbero modifiche sostanziali nella dinamica del costo del lavoro gli aumenti retributivi che si prefigurano per il rinnovo del contratto degli oltre 1,3 milioni di lavoratori metalmeccanici e per il quale il governo si è proposto oggi di fare da mediatore.

A fare le spese di un'accelerazione del Clup in un contesto di crescita economica moderata e di più forti pressioni competitivie dall'estero, sarebbero i margini di profitto delle imprese la cui contrazione però sarebbe temporanea.

Nelle valutazioni degli economisti della Banca centrale, le aziende italiane, sono comunque ancora in grado di proteggere la propria competitività con l'uso della tecnologia e dell'innovazione.

"Tali processi non sono rilevabili con strumenti econometrici di previsione [...], ma di essi vi è qualche evidenza in studi ad hoc", si legge nel Bollettino.

DEFICIT E DEBITO NEL 2007 MIGLIORI DEL PREVISTO

"Le informazioni disponibili sui conti pubblici indicano un significativo miglioramento dei saldi rispetto al 2006. Il fabbisogno del settore statale è sceso al livello più basso dal 2000", osservano gli economisti di Banca d'Italia.

Bankitalia ricorda che nel 2007 il fabbisogno del settore statale è stato pari a 27 miliardi (da 34,6 mld nel 2006) passando a circa l'1,7% del Pil dal 2,3% del 2006.

Ma il Bollettino informa anche che il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche, al netto delle dismissioni mobiliari, potrebbe risultare per l'intero anno prossimo a 38 miliardi (2,5% del Pil), valore più basso degli ultimi quattro decenni.

Al risultato hanno contribuito le entrate tributarie aumentate del 4,8%, o di 18,8 miliardi, rispetto al 2006. La loro incidenza sul Pil risulta sostanzialmente stabile in rapporto al prodotto (26,5%), ma in crescita di 0,3 punti percentuali al netto dell'acconto a carico dei concessionari della riscossione soppresso nel 2007.

Bankitalia osserva che in base ai dati Istat relativi ai primi nove mesi del 2007 l'indebitamento netto, l'aggregato più vicino a quello che vale ai fini di Maastricht, è in calo di 1,2 punti percentuali del Pil al netto dei rimborsi Iva (16 mld) contabilizzati nel terzo trimestre 2006.

Sulla disputa tra governo ed economisti privati sul ruolo svolto dal controllo della spesa in questi dati Bankitalia dice in prima battuta che il calo dell'indebitamento "riflette dinamiche delle spese e delle entrate rispettivamente inferiori e superiori a quella del prodotto".

Ma nel paragrafo successivo fa capire che il modesto incremento del 2,1% della spesa primaria corrente ha risentito della temporanea flessione dei redditi da lavoro e che questi ultimi dovrebbero aumentare fortemente nell'ultimo trimestre a causa dei rinnovi contrattuali nella scuola e nei ministeri.

Il Bollettino contiene nuovi dati anche con riferimento al debito delle amministrazioni pubbliche: nei primi dieci mesi del 2007 risulta salito di 54,3 miliardi (93,7 miliardi nel corrispondente periodo del 2006) a 1.629,8 miliardi.

Il rallentamento rispetto allo scorso anno riflette principalmente il più basso fabbisogno complessivo (40,1 miliardi contro 64,1) e il minor incremento delle disponibilità del Tesoro presso la Banca d'Italia (11,1 miliardi contro 28).

"Tenendo conto della forte riduzione delle suddette disponibilità realizzata negli ultimi due mesi dell'anno (fino al limite minimo consentito dalla legge pari a 10 miliardi) -- spiegano gli economisti di Bankitalia -- e delle stime relative al fabbisogno, l'incidenza del debito sul Pil si collocherebbe al di sotto del valore previsto di 105,0%".

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