Pubblicità, Upa stima calo investimenti del 12% nel 2009

mercoledì 1 luglio 2009 14:30
 

MILANO, 1 luglio (Reuters) - Nel 2009 gli investimenti pubblicitari in Italia caleranno del 12%, mentre dal 2010 è attesa una "reazione".

Sono le previsioni di Upa, l'associazione degli utenti pubblicitari, che sottolinea come le difficoltà che investono il settore riguardino tutto il mondo e che non ci sono segnali che possano indurre ad un ottimismo di maniera.

"Non c'è, però, rassegnazione; piuttosto una realistica presa di coscienza del momento: abbiamo aziende che rischiano e investono all'estero e abbiamo altrettante imprese che hanno un atteggiamento prudente verso gli investimenti in comunicazione", ha detto Lorenzo Sassoli de Bianchi, numero uno di Valsoia (VALS.MI: Quotazione), appena rieletto presidente di Upa per il prossimo triennio, nel corso di una conferenza stampa. "Il 20% dei nostri associati usa la pubblicità in funzione anticiclica: la crisi si combatte con la fiducia, chi investe oggi in comunicazione si troverà un capitale di notorietà da spendere al momento della ripresa".

Secondo i dati Upa, che stima di rappresentare circa l'85% degli investimenti complessivi, il 40% delle aziende associate ha confermato o incrementato per l'anno in corso gli investimenti del 2008, il 60% invece li ha diminuiti. Si tratta, ha spiegato Sassoli de Bianchi, per lo più di imprese medie e piccole in affanno per la congiuntura economica, alle prese cioè con un calo di fatturato e redditività. Il 20% circa ha diminuito gli investimenti a causa "dell'incertezza della situazione".

EDITORIA IN CRISI, TV RESTA PRIMO MEZZO

La crisi economica si affianca anche a una crisi strutturale del mondo dei media che inevitabilmente si interseca col destino della pubblicità. Tra i media, la TV si conferma mezzo principale, dato che (dati gennaio-aprile) assorbe più del 63% degli investimenti (nonostante il -15,3% sullo stesso periodo 2008). "La TV in tutto il mondo è considerata dagli investitori una sorta di bene rifugio, dato che rappresenta, in tempi di crisi, un intrattenimento a basso costo", spiega il presidente.

Soffre invece la carta stampata (quasi -30% nel primo quadrimestre), che si trova davanti, dice Sassoli, "a una traversata nel deserto" che la dovrà necessariamente trasformare. Il presidente si è fermato in particolare sulla necessità che l'editoria "trovi delle forme di remunerazione su Internet", educando il consumatore a riconoscere la professionalità che sta dietro i contenuti e, quindi, a pagarli. "Credo che negli Usa questo succederà presto", ha detto.

Intanto, i dati di raccolta pubblicitaria su Internet mostrano ancora una crescita (+8% nei primi quattro mesi del 2009 per una raccolta complessiva degli investimenti pari al 7%), seppure rallentata rispetto alle performance degli ultimi anni.