Debito, Draghi:senza privatizzazioni oggi sarebbe a massimi 1994

mercoledì 13 febbraio 2008 15:33
 

ROMA (Reuters) - Senza la politica delle privatizzazioni oggi il debito pubblico sarebbe vicino ai livelli massimi registrati nel 1994.

Lo ha detto il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi aprendo la commemorazione in Via Nazionale della fidura di Nino Andreatta, morto il 26 marzo 2006 dopo un lungo coma.

"È nella critica alle tendenze degenerative della politica di bilancio che l'economista Andreatta ci offre forse il suo lascito più attuale e lungimirante", ha detto Draghi.

"Senza cessioni di attività e ristrutturazioni del passivo, il debito non sarebbe oggi lontano dal livello massimo del 1994, quando Andreatta nel governo Ciampi svolse la sua azione fondamentale per il decollo del programma di privatizzazioni. È la conferma che il suo messaggio non si è ancora tradotto in azione politica, in fatti".

Andreatta, ha detto ancora il governatore, "arrivò a rimpiangere che si impedisse al mercato di esercitare la sua funzione, distruttrice di organismi e creatrice di ricchezza. L'applicazione concreta della legge [...] per l'amministrazione straordinaria per le grandi imprese in crisi lo convinse che la porta aperta dei finanziamenti pubbblici era una pessima medicina per la salute delle imprese".

Andreatta, ha ricordato Draghi, firmò nel 1993 un protocollo che impegnava il governo a ridurre entro il 1996 l'indebitamento delle imprese pubbliche a livelli accettabili per un operatore in economia di mercato.

"Fu il passo fondamentale verso la chiusura dell'Iri. Ne impedì l'ulteriore drammatico indebitamento; ciò costrinse l'istituto alla cessione della Stet al Tesoro, il quale procedette alla sua privatizzazione e alla devoluzione dei proventi alla riduzione del debito pubblico", ha detto Draghi.

Tra gli altri segni lasciati da Andreatta, Draghi ha citato un intervento del 1986 in cui il più volte ministro "sostiene tesi molto impopolari, oggi più condivise anche se non al punto da coagulare una volontà politica riformatrice: la spesa sociale italiana non è eccessiva, ma è mal distribuita tra i diversi strumenti". E ancora quando Andreatta ha detto che l'obiettivo è "non solo mantenere il saggio di crescita vicino al massimo potenziale ma disegnare politiche fra loro non contradditorie e coerenti nel tempo".

 
<p>Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. REUTERS/Dario Pignatelli (ITALY)</p>