Istat a Visco: pressione fiscale al 43,3% non si discute

martedì 4 marzo 2008 17:59
 

ROMA (Reuters) - La stima della pressione fiscale al 43,3% nel 2007 "non è in discussione".

Lo dice in una nota Istat, commentando l'analisi diffusa ieri dagli uffici di Vincenzo Visco, vice ministro delle Finanze, per il quale la pressione fiscale sarebbe risultata al 42,5% senza alcuni aggiustamenti calcolati invece dall'Istat.

La nota dell'istituto ricorda "che i conti delle amministrazioni pubbliche e tutti gli indicatori derivati sono elaborati dall'Istat secondo i principi e le definizioni stabiliti nel Sistema dei conti economici europei (Sec 95- Regolamento Ce n.2223/96)".

L'Istat risponde quindi alle osservazioni di Visco. Punto primo: i 5.508 milioni di euro versati all'Inps a titolo di Tfr, che secondo Visco sono somme dei dipendenti e come tali non vanno considerati contributi, "tali importi rientrano a pieno titolo nella categoria dei contributi sociali effettivi e la loro classificazione è stata operata in accordo con Eurostat", risponde la nota.

In secondo luogo l'erogazione del bonus agli incapienti (pari a 562 milioni di euro), previsto dal decreto collegato alla Finanziaria 2008, "classificato tra le prestazioni sociali in denaro" e non come riduzione di imposte: "Tale importo, essendo erogato ai soggetti passivi di Irpef la cui imposta netta per i redditi del 2006 è risultata pari a zero, è assimilabile alla fattispecie di rimborso eccedente l'ammontare dell'imposta netta dovuta dal contribuente e quindi, secondo le raccomandazioni stabilite a livello internazionale, va classificato come prestazione sociale, in uscita del conto delle amministrazioni pubbliche e non a riduzione delle imposte dirette".

Punto terzo, l'importo di 4.939 milioni di euro conseguente al decreto Milleproroghe, che ha soppresso l'obbligo dei versamenti in acconto da parte delle imprese concessionarie della riscossione delle imposte è stato classificato tra gli altri trasferimenti in conto capitale: per Visco anche quei 4,9 miliardi sono riduzioni d'imposte e non aumenti di spesa.

Ma l'operazione, sostiene Istat, "corrisponde ad un rimborso alle imprese concessionarie di imposte pagate una-tantum nel 1997 (una prima volta) e negli anni 1998, 1999 e 2002 (anni in cui si è avuto un aumento di aliquota)".

"Tale operazione, infatti, essendo disposta con un provvedimento legislativo ad hoc, genera un trasferimento straordinario da classificare nel Conto delle amministrazioni pubbliche come un altro trasferimento in conto capitale, analogamente a quando già operato in occasione di rimborsi pregressi di imposte decisi unilateralmente dallo Stato (es. Eurotassa)", conclude la nota.

 
<p>Il viceministro dell'Economia uscente Vincenzo Visco. REUTERS</p>