2 luglio 2008 / 15:46 / 9 anni fa

Dpef, Isae: possibile Pil 2008 a +0,5%, 2009 legato a inflazione

ROMA, 2 luglio (Reuters) - L'Isae apprezza nella sostanza l'impianto della manovra economica triennale presentata dal governo e ritiene realizzabile l'obbiettivo di una crescita del Pil 2008 dello 0,5%; più incerto il target di +0,9% del prossimo anno che dipenderà - secondo il think tank - dall'andamento dell'inflazione.

Nel corso di una audizione parlamentare sul Dpef, il presidente Isae, Alberto Majocchi, ha detto che difficilmente l'indice sui prezzi al consumo scenderà in media d'anno sotto il 3,5-3,6%.

Sulla finanza pubblica, bene il mantenimento degli obbiettivi assunti con l'Europa dal precedente governo, obbiettivi che tuttavia richiederanno uno "sforzo notevole e impegnativo".

In un quadro di domanda interna inibita dallo shock petrolifero, ma tuttavia controbilanciata dal buon andamento delle esportazioni, "appare realizzabile una crescita dello 0,5%, sospinta dalle esportazioni nette, come indicato nelle ipotesi previsive del Dpef per l'anno in corso", dice Isae che pure non esclude "la possibilità che la tenuta dell'export consenta un risultato" migliore.

Se il Pil ristagnasse nella restante parte del 2008 ai livelli raggiunti in gennaio-marzo (+0,5%) la variazione in media d'anno sarebbe dello 0,3%. Isae non vede comunque particolari rischi di recessione.

"La dinamica della produzione industriale dovrebbe essersi mantenuta nel secondo trimestre in terreno positivo, consentendo di dare ancora luogo a un incremento del Pil, aggiunge Majocchi.

Punti interrogativi maggiori riguardano gli sviluppi per il 2009 quando "il graduale rafforzamento dell'attività produttiva indicato nel Dpef per il 2009 (0,9%) appare legato a doppio filo a una ipotesi di rientro delle tensioni inflazionistiche".

In particolare, secondo l'Isae, un processo di rientro delle tensioni nei prezzi molto graduale potrebbe prendere a concretizzarsi in autunno, a condizione che le quotazioni del greggio si stabilizzino: "In questo profilo, l'inflazione italiana difficilmente si situerebbe sotto il 3,5-3,6% nella media dell'anno in corso".

"Se il petrolio cominciasse poi a ridimensionarsi nel 2009, per la minore pressione della domanda mondiale, e se si limitassero gli effetti di second round conseguenti agli aumenti delle materie prime importate (salvaguardando quindi la relativa stabilità dell'inflazione core), la dinamica dei prezzi potrebbe progressivamente ripiegare il prossimo anno ridando fiato al potere d'acquisto delle famiglie e alla redditività delle imprese, con ripercussioni favorevoli sulla crescita economica", prosegue Majocchi.

"Il nuovo Dpef è in linea con le regole europee" perché mantiene gli impegni presi dal precedente governo, dice Majocchi che pure ammonisce: "Il conseguimento dei vincoli europei richiederà uno sforzo notevole e impegnativo, che si avvarrà degli strumenti individuabili in questa nuova impostazione della politica di bilancio, quali strumenti legislativi, istituzionali, operativi, finanziari".

L'Isae ha poi sottolineato l'importanza della realizzazione del federalismo fiscale ai fini del riequilibrio della finanza pubblica.

Sulla manovra, Isae definisce "pienamente condivisibile" l'orientamento ai risparmi di spesa al fine anche di stabilizzare sostanzialmente la pressione fiscale sui livelli dell'anno in corso, già in riduzione rispetto al picco toccato nel 2007. "Si rimarca, inoltre, l'importanza del mantenimento di misure volte al recupero dell'evasione fiscale".

Quanto all'efficacia della manovra, da un lato, appaiono realizzabili gli introiti dovuti alle disposizioni fiscali; dall'altro però, permangono i rischi tipici relativi al raggiungimento dei risparmi: "Si apprezza il mantenimento triennale degli impegni programmati ma inevitabilmente si evidenzia la difficoltà di ottenere così ingenti tagli di spesa, in particolare con riferimento alle missioni dei Ministeri.

Con riferimento alla spesa sanitaria, l'Isae invita ad uno stretto monitoraggoi in particolare di Lazio, Campania e Sicilia il cui deficit nel 2007 ha costituito circa l'83% di quello totale del settore sanitario nazionale.

Luci e ombre anche sulla riforma della Pa con dubbi sul turn over e su una mobilità generalizzata.

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