PUNTO 1 -Italia, Pmi manifattura a contrazione massima da 2001

martedì 1 luglio 2008 11:07
 

 (riscrive aggiungendo commenti economisti)
 
 MILANO, 1 luglio (Reuters) - Il settore manifatturiero
italiano a giugno ha registrato la contrazione maggiore da
dicembre 2001, penalizzato dal calo della domanda, e mette a
rischio secondo gli economisti la tenuta della crescita per il
secondo trimestre dell'anno.
 Dall'indagine condotta da Ntc e Adaci presso i responsabili
acquisto di categoria emerge un indice generale
destagionalizzato in calo a 46,9, da 48 di maggio, il minimo dal
dicembre 2001, ben al di sotto del livello 50 che separa
l'espansione dalla contrazione dell'attività.
 "E' un dato che mi aspettavo in calo ma non così tanto,
appesantito in particolare dalla componente ordini che rallenta
più dell'indice generale, a 43,1 da 45,3" dice Paolo Pizzoli di
Ing.
 Oltre alla flessione per i nuovi ordini, che lo scorso mese
ha registrato il tasso più veloce dall'ottobre 2001 portando la
componente al di sotto di 50 per il sesto mese consecutivo, si
registra  la quinta contrazione dei livelli occupazionali su
base mensile. 
 "Dall'analisi delle componenti possiamo notare che continua
a diminuire l'occupazione, ed è quindi ipotizzabile che
l'inversione di tendenza nel mercato del lavoro notata nel primo
trimestre possa confermarsi nel secondo" prosegue Pizzoli.
 Lo scorso 19 giugno Istat ha rivelato che nei primi tre mesi
dell'anno il tasso di disoccupazione è risalito al 6,5% dal 6,2%
dei tre mesi precedenti, attestandosi al livello massimo dal
terzo trimestre del 2006.
 Gli economisti sottolineano infine la scelta delle imprese
di rispondere al rialzo dei prezzi pagati riducendo i margini,
in modo da mantenere le quote di mercato.
 "Non sorprende l'accelerazione dei prezzi pagati a 69,3,
questo comporta una contrazione dei margini per le imprese e
pertanto meno ottimismo" ritiene Paolo Mameli di Intesa SanPaolo.
 
 DEBOLEZZA CONTINENTALE, PIL TRIM2 A RISCHIO CONTRAZIONE
 A peggiorare le prospettive per il futuro dell'economia
italiana contribuisce il contesto europeo, dove si è notato un
rallentamento generalizzato dell'indicatore.
 "La tendenza è in generale molto negativa, a livello
assoluto in Italia meno che in Spagna ma l'indice italiano resta
per il quinto mese consecutivo al di sotto dei 50 punti" spiega
Lavinia Santovetti di Lehman Brothers. "Siamo senz'altro in fase
di contrazione sia nel campo della produzione sia in quello
degli ordinativi".
 In Spagna il Pmi manifatturiero ha toccato il minimo storico
a giugno a 40,6, in Germania è rallentato ai minimi di otto mesi
(52,6) mentre in Francia si è registrata la prima contrazione
sotto quota 50 in tre anni. Il dato relativo alla zona euro si è
attestato a 49,2 da 50,6 di maggio, ai minimi da maggio 2005.
 "Nel complesso è un'indicazione di marcata debolezza, che mi
porta a rivedere la stima sulla crescita italiana nel secondo
trimestre" dice Pizzoli. "Se prima la stimavo piatta, ora il
rischio di averla negativa è elevato".
 Mameli ritiene invece che "il Pil del secondo semestre sarà
marginalmente influenzato da questi dati, mentre prevedo un
cambiamento maggiore nelle stime per il terzo trimestre".
 In ogni caso la pressione dei prezzi sui consumi e le
indicazioni di una scarsa ripresa delle scorte si faranno
sentire sulla produzione industriale.
 "Dopo la sorpresa di aprile, che Istat stesso ha messo in
relazione al calendario pasquale, prevediamo per la produzione
industriale italiana una contrazione sia a maggio sia a giugno"
dice Santovetti, "con una flessione di 0,2% nell'intero secondo
trimestre".
 In aprile l'indice della produzione industriale è salito
dello 0,7% rispetto al mese precedente, superando le attese
degli economisti che oscillavano tra -0,1% e -1,5%. Nel primo
trimestre l'indice destagionalizzato è cresciuto dello 0,7% su
base congiunturale.