3 agosto 2011 / 18:18 / tra 6 anni

SINTESI - UniCredit può arrivare a target analisti su utile 2011

* Svalutati titoli Grecia per 105 milioni euro

* In portafoglio 40 mld euro di titoli debito italiano

* A fine luglio chiuso 85% del piano finanziamento 2011

* Titolo termina in rialzo 1,8%, su bancari deboli

(Accorpa pezzi precedenti, aggiunge dettagli da conf call)

MILANO, 3 agosto (Reuters) - UniCredit (CRDI.MI) potrebbe raggiungere il target di utile netto 2011 individuato dagli analisti di 2,6 miliardi di euro nonostante la crisi del debito della zona euro grazie anche alla diversificazione geografica dell‘attività di funding che rende il gruppo meno soggetto agli effetti negativi dell‘aumento degli spread.

Lo ha detto l‘AD di UniCredit, Federico Ghizzoni, nel corso della conferenza stampa sui risultati del secondo trimestre che si è chiuso con un utile netto di pertinenza di 511 milioni di euro, in calo del 37% rispetto al trimestre precedente riflettendo il minore contributo dei ricavi da trading che nel primo trimestre dell‘anno erano stati eccezionalmente elevati.

Il risultato, che sconta l‘impairment sui titoli governativi greci per 105 milioni di euro è tuttavia tre volte più alto di quello dello stesso periodo del 2010 e batte il consensus - elaborato dalla banca con 21 analisti - di 471 milioni.

Al netto della svalutazione dei titoli Grecia il risultato trimestrale sarebbe stato di 616 milioni di euro e quello semestrale di 1,426 miliardi.

“Il target di 2,6 miliardi è possibile. E’ molto difficile fare previsioni con questa volatilità, ma è certo che chiuderemo il 2011 meglio del 2010”, ha detto Ghizzoni.

LIMTATA ESPOSIZIONE SU DEBITO ITALIANO

L‘AD ha spiegato che la banca ha una esposizione limitata sul debito italiano, avendo in portafoglio circa titoli per 40 mld di euro pari al 5% del totale dell‘attivo del gruppo, uno dei rapporti più bassi nel settore bancario.

Sul fronte greco l‘attuale esposizione del gruppo in titoli di stato ellenici è di 535 milioni,

ULTIMATO 85% PIANO FUNDING 2011

Al 29 luglio il gruppo ha ultimato l‘85% del piano di finanziamento per l‘intero 2011, per un totale di 27,2 miliardi di euro di titoli emessi, di cui 9,3 miliardi sono bond retail.

Il 37% del funding plan è stato realizzato in Germania e Austria, e il restante 63% in Italia.

Oltre il 90% del funding plan italiano è già stato completato.

Visto che il funding plan dell‘anno è già stato quasi totalmente realizzato, per il secondo semestre

“il gruppo si riserva di sfruttare altre opportunità di finanziamento che si possano presentare sul mercato, con l‘obiettivo non solo di finanziare la crescita, ma anche di anticipare eventuali necessità di finanziamento future (pre-funding)”, dice la banca nella nota e come ribadito dall‘AD nel corso della conference call con gli analisti.

Sul piano di finanziamento dell‘anno prossimo l‘AD ha detto che sarà all‘incirca delle stesse dimensioni di quello 2011.

SU TRIMESTRE PESA TRADING

Il margine di intermediazione nel secondo trimestre ha raggiunto quota 6,45 miliardi in calo del 6,8% sul trimestre precedente con una dinamica positiva per lo 0,5% degli interessi netti a 3,9 miliardi, grazie al miglioramento dei volumi, e negativa per 3,3% delle commissioni nette a 2,1 miliardi.

Nel secondo trimestre il risultato da negoziazione è stato di 290 milioni mostrando un forte calo, pari al 58,6%, rispetto al trimestre precedente.

CORE TIER 1 AL 9,12%, COSTO RISCHIO SOTTO 100 PB

Sotto il profilo patrimoniale il Core Tier I, inclusi le azioni legate ai cashes, si attesta a fine giugno 9,12%, con un aumento sul trimestre precedente di 6 punti base.

Il ratio beneficia dell‘utile di periodo e della crescita “estremamente modesta” degli attivi ponderati per il rischio, che hanno più che compensato l‘accantonamento per dividendi.

Il Tier 1 ratio si attesta al 9,92% ed il Total Capital Ratio al 13,49%.

Le rettifiche nette su crediti e su accantonamenti per garanzie e impegni mostrano nel secondo trimestre ancora una riduzione rispetto al trimestre precedente (a 1,18 miliardi da 1,5 miliardi del primo trimestre 2011).

Il costo del rischio è nel semestre pari a 96 punti base annualizzato, sotto il livello di 100 pb per la prima volta dal 2008.

“Il costo del rischio è in un trend positivo e credo che sia sostenibile”, ha sottolineato l‘AD Federico Ghizzoni nel corso della conference call con gli analisti.

Andrea Mandalà

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