Crisi finanziaria potrebbe penalizzare stampa economica-analisti

venerdì 17 ottobre 2008 12:21
 

di Robert MacMillan

NEW YORK, 17 ottobre (Reuters) - La crisi finanziaria ha dato per ora alla stampa economica un'occasione senza precedenti di raccogliere nuovo pubblico, galvanizzato dalla frenesia di avere notizie sui mercati momento per momento. Ma il futuro potrebbe essere meno roseo.

Pubblicazioni economiche siti, quotidiani e televisioni sono infatti sotto la spada di Damocle di entrate pubblicitarie che non promettono nulla di buono, mentre gli abbonati (non solo le banche) si ingegnano a trovare ogni modo per tagliare i loro costi. Senza contare l'inevitabile l'effetto abitudine sulle notizie dal fronte delle borse.

"Sono molto preoccupato dal calo di pagine pubblicitarie, francamente" ammette Paul Rossi, direttore generale ed executive vice president di The Economist Group. "Temo che la stagione natalizia sarà un disastro e che il primo trimestre 2009 è quello in preparazione del quale bisogna coprirsi la testa".

Le cattive notizie che la gente può assorbire hanno un limite, una volta che si son persi un bel po' di soldi: all'inizio è come una droga, ma con l'andare del tempo le continue perdite rendono la lettura sempre meno invitante.

Questo è almeno quel che era accaduto nel 2000-2001 con il crollo delle "dotcom". Ai tempi dei miliardari 21enni e della insensata salita delle società Internet, anche il barbiere teneva la CNBC accesa.

Poi le cose sono cambiate e basta pensare, nel caso Usa, a periodici tech che diventarono enormemente popolari come Red Herring o Industry Standard - entrambi morti dopo lo sboom ma poi riaperti con discreto successo.

"La domanda è, fino a quanto si tiene dopo i crolli improvvisi"" si domanda Rossi. Dopo le Torri (nel settembre 2001) "abbiamo tenuto al 50-60%".

Per adesso il quadro però mostra salite spettacolari: The Economist, con entrate al 50% circa legate alla pubblicità, mostra vendite in edicola in rialzo del 20-25% sullo scorso anno, secondo un portavoce dell'editore.   Continua...