15 ottobre 2009 / 14:57 / 8 anni fa

Europa, possibile nuovo minimo prima di uscita da crisi- Deaglio

MILANO, 15 ottobre (Reuters) - L‘Europa prima di uscire dalla crisi “potrebbe scendere di un ulteriore gradino” e raggiungere un nuovo minimo. E’ uno dei tre possibili scenari di uscita dalla crisi che disegna l‘economista Marco Deaglio durante la presentazione del XIV rapporto sull‘economia globale e l‘Italia, intitolato “Alla scuola della crisi”, elaborato in collaborazione con il centro Luigi Einaudi e Ubi Banca.

Un prima ipotesi vedeva l‘economia “rallentare fino a un punto di minimo, poi la produzione cominciava a risalire in modo relativamente rapido”, spiega Deaglio.

A settembre un nuovo aumento della disoccupazione negli Stati Uniti ha indotto gli economisti a ipotizzare una ripresa “meno rapida” e “un‘uscita dalla crisi più lonatana”.

Il rapporto disegna anche una terza ipotesi, che Deaglio definisce ‘variante Roubini’: “si può verificare un‘ulteriore caduta verso il basso, che costituisce un nuovo minimo, e che sposta la ripresa ancora più lontano”, dice Deaglio.

Per uscire dalla crisi “ci saranno sentieri diversi”, dato che la ripresa nei vari paesi sarà differente.

“L‘India non ha praticamente risentito della crisi, Brasile e Cina sono gia’ fuori. L‘America attraverserà un periodo di crescita debole, mentre l‘Europa potrebbe scendere di un ulteriore gradino”.

Perché la crisi venga completamente riassorbita e si possa tornare nel 2014 ai livelli di Pil procapite pre crisi, “gli Usa dovranno crescere del 3% annuo”, altrimenti la crisi rischia di produrre effetti permanenti.

L‘ITALIA RECUPERERA’ IN 7 O 8 ANNI

I tempi di recupero dell‘Italia saranno più lunghi rispetto ad altri pesi europei e se si confermerà il basso tasso di crescita degli ultimi anni “per tornare ai livelli di Pil precedenti alla crisi occorreranno 7 o 8 anni”.

Dagli anni ottanta in avanti il nostro paese ha “dopato” la crescita con “i risparmi delle generazioni future” e facendo sì che il debito pubblico aumentasse a dismisura, ricorda Deaglio.

Per poter agganciare la ripresa e colmare un gap di crescita rispetto ad altri pesi europei occorre quindi una vera e propria trasformazione che passa attraverso “riforme strutturali e non semplici rattoppi”, sottolinea Deaglio.

Le industrie italiane devono quindi lasciarsi alle spalle il “minimalismo industriale” del passato che ha coinvolto sia le grande aziende che le Pmi. I grandi gruppi industriali devono “tornare a pensare in grande” e smettere di “vendere dei pezzi per ridurre i costi e fare cassa”, come è accaduto in passato. Le Pmi devono invece accrescere le proprie dimensioni e aprirsi al mercato.

Il settore pubblico, prosegue Deaglio, deve sviluppare una nuova politica industriale “che in Italia manca da 10 anni” e favorire i settori in cui l‘Italia emerge, “come quelo degli apparecchi biomedicali”, spiega Deaglio.

Per uscire dalla crisi l‘Italia potrà contare anche sul risparmio delle famiglie, in media più stabili e meno esposte rispetto alla media dei paesi sviluppati, conclude Deaglio.

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