Banco Popolare fiacca in borsa, analisti cauti su business plan

venerdì 1 luglio 2011 13:03
 

MILANO, 1 luglio (Reuters) - Dopo una flessione di oltre il 2%, Banco Popolare (BAPO.MI: Quotazione) recupera ma rimane in controtendenza rispetto al settore a causa delle caute valutazioni degli analisti sul piano industriale presentato ieri. Il business plan è considerato in generale credibile, ma molto impegnativo.

Tra i principali fattori che hanno portato gli analisti a rivedere al ribasso le stime e dunque i target price sulla banca, gli obiettivi, particolarmente ambiziosi, sul fronte dei ricavi, e l'alto costo della raccolta, in un contesto di mercato sempre più competitivo e difficile. Questo, a fronte di costi ancora migliorabili e di coefficienti patrimoniali su livelli di tranquillità, ma sotto i quelli dei concorrenti.

Poco prima delle 13 Banco Popolare segna +0,13% a 1,5910 euro, dopo il minimo della mattinata a 1,55 euro (-2,4%) a fronte di un rialzo dello 0,36% dell'indice FTSE Mib FTMIB e dell'1,36% del paniere europeo dei titoli bancari .

Gli scambi sono vivaci, pari a circa 19 milioni di titoli a fronte di una media giornaliera di 22,6 milioni di pezzi.

Nell'ultimo mese Banco Popolare ha perso il 12% circa, mostrando una migliore tenuta rispetto alle altri popolari Ubi (UBI.MI: Quotazione) (-24%), e Pop Milano (PMII.MI: Quotazione) (-15%) e anche rispetto a Mps (BMPS.MI: Quotazione) che lasciato sul terreno quasi il 30%.

"Il management di Banco Popolare ha degli obiettivi abbastanza ambiziosi di crescita, redditività e gestione del capitale. Compiti non facili in un contesto di mercato complicato", dice un trader. Per Ubs il target sull'utile netto della banca al 2013, pari a 603 milioni di euro è ampiamente in linea con il consensus, ma il broker ha rivisto al ribasso le stime di circa il 10% per "tenere conto di un contesto più difficile sulla top line, comprese le proiezioni di un più basso trading e maggiori costi del funding". Nonostante le rassicurazioni del management che non vi è alcuna intenzione di procedere né ad un nuovo aumento di capitale, né alla conversione del bond soft mandatory, il dibattito sul tema solidità patrimoniale "è probabile che continui", aggiunge Ubs che ha tagliato il target price a 1,7 da 2,15 euro confermando "neutral".

Natixis, che ha ridotto il target price a 1,8 da 2,64 euro (ma ribadisce "neutral"), parla di un piano industriale "prudente" ed evidenzia come il livello di patrimonializzazione (Core Tier 1 al 7,6% al 2013) resta "limitato" e al di sotto dei concorrenti.

Tra le sorprese positive del piano, aggiungono alcuni analisti, sono i target sul costo del rischio di credito (45 pb nel 2015 rispetto a 78 pb del 2010) e sul dividend payout (40%).