17 giugno 2011 / 14:40 / 6 anni fa

ANALISI - Banche, Grecia rende impervia strada aumenti, test UBI

di Gianluca Semeraro

MILANO, 17 giugno (Reuters) - La strada degli aumenti di capitale delle banche italiane è tutt'altro che in discesa e il successo ottenuto da Intesa Sanpaolo (ISP.MI), che ha chiuso la sua operazione da 5 miliardi con adesioni per il 99,98%, non deve ingannare.

Il momento non è infatti il più facile né dal punto di vista macroeconomico nè sotto il profilo dei fondamentali di alcune banche e l'esito dell'operazione lanciata da UBI Banca (UBI.MI) da 1 miliardo che si chiuderà la prossima settimana è un test importante anche per le banche che verranno dopo.

"Il timing non è sicuramente dei migliori. Se fossero fatte in un altro momento avrebbero un successo maggiore", spiega Massimiliano Storti di MC Gestioni Sgr.

"L'aumento di capitale ha sempre bisogno di un timing fortunato. Draghi sperava che la finestra negativa della Grecia non coincidesse con gli aumenti, ma UBI e Mps sono state sfortunate", gli fa eco Alessandro Frigerio di RMJ che avverte "il successo di Intesa non deve ingannare anche se non era un'operazione facile ma da fuori si ha la sensazione di un bilancio un po' diverso" rispetto alle altre banche .

Va comunque sottolineato che nessuna operazione è a rischio di fallimento: tutte hanno incassato l'ok degli azionisti stabili, segnatamente le fondazioni, e hanno un cuscinetto di salvataggio nei consorzi di garanzia pronti a farsi carico dell'eventuale inoptato.

La stagione degli aumenti di capitale, necessari in vista di Basilea 3, è stata lanciata lo scorso febbraio dal governatore di Bankitalia Mario Draghi che, in occasione del Forex di Verona, ha sollecitato le banche a procedere con le ricapitalizzazioni prima degli stress test dell'estate. [ID:nLDE71P09B]

Intesa ha aperto le danze con l'aumento da 5 miliardi concluso venerdì, integralmente sottoscritto, seguita a ruota da UBI Banca, per la quale termina oggi il periodo valido per la negoziazione dei diritti in borsa.

Lunedì prenderà il via quello di Mps (BMPS.MI) da 2,471 milioni, mentre in autunno è previsto quello di Pop Milano PMII.MI da 1,2 miliardi. UniCredit (CRDI.MI) a oggi non vede necessità di ricapitalizzazioni e attende la normativa sulle Sifi (le banche di interesse sistemico) prima di prendere una decisione.

CRISI MACRO E DIFFICOLTA' SINGOLE INCIDONO SU ESITO AUMENTI

L'incertezza del ciclo economico e la difficile situazione della Grecia che si riverbera soprattutto sulla quotazioni bancarie sono sicuramente fattori di difficoltà.

"Se non ci fosse la crisi greca in questo momento ci sarebbe più facilità di reperimento di fondi", osserva infatti Storti.

Tuttavia conta anche la situazione specifica delle singole banche. "Non tutte le banche sono uguali - spiega Storti - Intesa ad esempio è percepita come banca più solida rispetto a Mps o Pop Milano".

Il successo di Intesa sorprende ancora di più se si pensa che un importante socio come Credit Agricole (CAGR.PA) non ha sottoscritto diluendo la sua quota e la stessa Generali (GASI.MI) ha sottoscritto parzialmente.

Il presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti oggi ha parlato di un forte interesse da parte dei fondi americani. Resta da vedere nei prossimi giorni se l'aumento sia stata l'occasione per l'ingresso di un nuovo socio anche se l'AD Corrado Passera qualche giorno fa ha dichiarato di non avere notizie in merito.

Certo la già solida situazione patrimoniale di Intesa, che con l'aumento arriva a un Core Tier 1 del 10% gioca a suo favore. "Se l'aumento è semplicemente un rafforzamento ulteriore di un patrimonio già solido o se invece va a coprire dei buchi è rilevante. Va da sè che più la situazione è complicata per la banca meno apprezzabile è l'aumento", afferma un operatore non citabile.

Infine - secondo Storti - gioca un ruolo anche l'entità dei singoli aumenti in termini assoluti ma soprattutto come incidenza sulla capitalizzazione pre operazione. "Un conto è fare un aumento di capitale con un'incidenza non elevatissima, un altro è quasi triplicare il capitale come nel caso di Pop Milano", spiega.

Storti non vede invece grossi rischi di ingolfamento del mercato visto che "la liquidità è elevatissima". Rischi che peraltro sono stati ridotti al minimo dalle banche che hanno scaglionato l'avvio delle singole operazioni su un lasso di tempo ampio "in modo da non sovraffaticare il mercato e non sovrapporsi", osserva un gestore non citabile.

Tuttavia è innegabile che "chi arriva dopo rischia di trovare meno interesse", dice l'operatore.

UBI TEST DELICATO, IPOTESI INOPTATO E' PROBABILE

UBI è "un test delicato perché la discesa dei listini e le vicissitudini della storia recente della banca hanno fatto sì che il titolo oggi sia vicino al prezzo dell'aumento pari a 3,808 euro", osserva Frigerio.

L'annuncio dell'aumento di capitale da parte di UBI aveva sorpreso il mercato che riteneva che l'istituto fosse tra quelli che meno avevano bisogno di un rafforzamento patrimoniale. La percezione della banca sul mercato si è modificata decisamente in negativo con l'annuncio dei conti del 2010, ritenuti deludenti, e del piano triennale che ha suscitato molto dubbi sulla sostenibilità degli obiettivi di crescita.

Dall'annuncio dell'aumento di capitale UBI ha perso quasi il 38% a fronte di un calo dello stoxx bancario .SX7P del 10% circa. Al termine del primo giorno valido per l'esercizio dei diritti, il titolo segnava 4,6 euro e aveva perso nella seduta il 3,95% in un contesto negativo per tutti i bancari. Ieri ha chiuso a 3,932 euro e oggi intorno alle 15,50 rimbalza dell'1,63% riportandosi a 3,996 euro. I diritti UBI_r.MI, il cui valore ieri si era quasi azzerato, volano a +46% a 0,0635 euro.

"Se il titolo va sotto 3,808 l'aumento viene comunque fatto ma le azioni vanno nelle mani delle banche del consorzio e avremmo una situazione un po' particolare. Sicuramente questo renderebbe la vita difficile anche a Pop Milano e Mps", spiega Frigerio secondo cui per UBI "le probabilità che rimangano un po' di diritti inoptati è abbastanza alta" e non è escluso che i possessori dei diritti "aspettino la fine e decidano poi se sottoscrivere" in base anche ai corsi di borsa.

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