Acciaio, produzione Italia attesa a 30 mln tonnellate in 2011

martedì 14 giugno 2011 15:52
 

MILANO, 14 giugno (Reuters) - Torna a crescere la produzione di acciaio in Italia: nei primi quattro mesi dell'anno sono stati prodotti 9,41 milioni di tonnellate di acciaio, in crescita dell'8,4% rispetto allo stesso periodo 2010 e per l'intero anno la stima è di 30 milioni di tonnellate (+20%), facendo tornare la produzione ai livelli pre-crisi del 2008.

Lo ha detto il presidente di Federacciai, Giuseppe Pasini, nel corso di un incontro con la stampa per commentare l'andamento dell'anno in corso.

"Tutto sommato l'andamento è positivo se si considera che nel primo quadrimestre l'Italia è cresciuta di più della media europea, che registra un balzo del 5,7%, anche se siamo ancora lontani dai risultati raggiunti nel periodo pre-crisi (-16,3%) nel primo quadrimestre del 2008", ha spiegato il presidente della Federazione che raggruppa i produttori di acciaio italiani.

Che ha aggiunto: "Siamo ottimisti quest'anno di poter arrivare a quota 30 milioni di tonnellate di produzione, pari a una crescita del 20% sul 2010, l'obiettivo che ci eravamo dati precedentemente alla crisi nel 2008".

Corre a due cifre anche l'esport di acciaio italiano: nel primo trimestre è salito del 16,2% pari a 4,39 milioni di tonnellate ed "è verosimile che questa percentuale possa essere confermata per l'intero anno", ha sottolineato Pasini.

A tirare la volata al settore la meccanica e l'automative in generale - i cosiddetti prodotti piani - che trovano come sbocco le epsortazioni di acciaio in Germania, mentre il tallone di Achille del settore resta quello dell'edilizia - i prodotti lunghi - che stentano a tornare ai livelli pre-crisi.

Pasini ha poi evidenziato che ci sono aziende nel settore che non stanno ancora bene dal punto di vista finanziario e che ricorrono ancora a contratti di solidarietà e alla cassa integrazione, anche se la situazione si sta normalizzando. Il comparto occupa fra diretti e indiretti 60.000 persone in Italia. Nel corso dell'incontro i vertici di Federacciai si sono anche soffermati sull'esito del referendum che ha definitivamente sancito per l'Italia il no al ricorso all'energia nucleare. Tutto questo, ha sottolineato il manager, "richiede un radicale ripensamento per evitare aumenti di costi e squilibri competitivi". Secondo Pasini, il no al nucleare spingerà l'Italia e gli altri Paesi verso l'utilizzo del carbone pulito e del gas con possibile ripercussioni sui prezzi di queste materie prime. Serviranno più rigassificatori e soprattutto, ha concluso Pasini, "il maggior utilizzo di fonti tradizionali comporterà in futuro un aumento dei costi energetici, così come di emissione di Co2 nell'atmosfera. Per questa ragione chiediamo che l'obiettivo di Kyoto di ridurre le emissioni in Europa di Co2 del 20% al 2020 venga rivisto". (Giancarlo Navach)