March 21, 2011 / 5:10 PM / 6 years ago

SINTESI-Edison, netto 2010 a 21 mln, pesano svalutazioni per 407

5 IN. DI LETTURA

(riscrive, aggiunge altri dettagli e commenti Ad)

* Nessun dividendo per il 2010

* AD: "Sei mesi tempo ragionevole per nuova governance"

* In Borsa titolo cede il 2,18% a 0,7845 euro

di Giancarlo Navach

MILANO, 21 marzo (Reuters) - Le svalutazioni per 407 milioni di euro legate all'avviamento di alcuni asset del gas e ad accantonamenti - una via di mezzo fra quanto proposto da Edf (EDF.P) (circa 700 milioni) e quanto richiesto dai soci italiani, A2A (A2.MI) e Iren (IREE.MI) (200 milioni) - hanno zavorrato i conti di Edison EDN.MI che chiude il 2010 con un utile netto di 21 milioni da 240 milioni nel 2009. Nessun dividendo per l'anno e conferma delle stime per il 2011 di un ebitda intorno ai 900 milioni.

Notizie che non fanno bene al titolo che a Piazza Affari cede oltre il 2%. "Non ci sono ragioni perché salga né ci sono grandi spunti sul recupero dei margini", taglia corto un analista di una banca d'affari italiana.

Dopo due rinvii, causati dal mancato accordo fra i soci sull'ammontare delle rettifiche affidate a ben due perizie, il consiglio ha oggi licenziato i conti. Una ritrovata concordia (almeno per il momento) che arriva dopo l'estensione dei patti parasociali che regolano la governance di Foro Buonaparte fino al 15 settembre prossimo per venire incontro alle richiesto del governo italiano che teme il passaggio di Foro Buonaparte in mani francesi.

Anche l'AD Umberto Quadrino, di solito poco propenso a commentare le dinamiche fra gli azionisti, ha voluto precisare nel corso della conference call con gli analisti che "sei mesi sono un tempo ragionevole per raggiungere un accordo sulla governance. La società ha bisogno di muoversi. La situazione di stallo è la situazione peggiore. Abbiamo bisogno degli azionisti che ci sostengano".

in Europa E Italia Bolla Del Gas

Il 2010 è stato per Edison un anno da dimenticare soprattutto per il mercato del gas. La società parla, nel comunicato, di "una vera e propria bolla" che interessa Italia ed Europa: una forte riduzione della domanda, aggravata dall'aumento di circa il 25% delle importazioni e dall'arrivo sugli hub europei di gas Lng non più utilizzato dagli Stati Uniti diventati praticamente autosufficiente grazie allo sviluppo del cosiddetto gas scisti non convenzionale.

Questo scenario ha creato un disallineamento fra il prezzo del gas spot e quello legato ai tradizionali contratti "take or pay" a lungo termine con i Paesi produttori. Di conseguenza i margini dell'importazione e vendita del gas sono diventati negativi a partire dall'ultimo trimestre 2010 per il gruppo.

"Per la situazione attuale si può parlare di un grande disastro, ma dal quale riusciremo a riprenderci e alla stregua di quello che stanno facendo le altre società, come Eni, stiamo rinegoziando questi contratti", ha precisato Quadrino. La società ha avviato arbitrati nei confronti di Eni per il gas libico (oggi fermo a causa della chiusuro del gasdotto Greenstream dell'Eni), del Qatar (per il rigassificatore di Rovigo) e di Promgas (jv Eni-Gazprom) per il gas russo.

Nel corso della conference, un analista ha chiesto a Quadrino se non riteneva aggressiva la mossa di andare ad arbitrato con la gran parte dei fornitori, allungando così i tempi di risoluzione della controversia. "Non considero questa mossa come aggressiva, ma strettamente necessaria per la profittabilità a lungo termine della nostra società. Noi siamo molto esposti al gas. Gran parte della nostra produzione deriva dal gas", ha così risposto il manager. "Enel ha un mix diverso composto anche di carbone e idroelettrico. Noi siamo totalmente esposti al gas. Inoltre la posizione di Eni e del Qatar (sulle rinegoziazioni) al momento è per noi non accettabile", ha concluso.

Tornando ai conti, nel 2010 i ricavi di vendita sono cresciuti del 17,8% a 10.446 milioni, mentre l'Ebitda si è fermato a 1,369 miliardi in calo del 6,9% rispetto al 2010. L'ebit si è attestato a 273 milioni da 699 milioni nel 2009 (-60,9%) a causa dell'effetto congiunto sia dell'azzeramento dei margini sia delle svalutazioni per oltre 400 milioni di euro (56 milioni di euro nel 2009). Tali svalutazioni si riferiscono, tra l'altro, per 213 milioni di euro agli asset egiziani e riflettono sia la riduzione delle riserve stimate (72 milioni) nella concessione di Abu Qir sia la valutazione del rischio (130 milioni) legato al particolare contesto del paese nord africano.

Per quanto riguarda gli asset elettrici, le svalutazioni, pari a circa 140 milioni, tengono conto della minor redditività attesa di alcuni impianti termoelettrici che dopo la risoluzione anticipata delle convenzioni CIP 6 verranno dispacciati sul mercato libero. Infine è stato svalutato per 40 milioni di euro un impianto termoelettrico di cui è prevista la dismissione.

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