PUNTO 1-Edison, netto 2010 a 21 mln, pesano svalutazioni per 407

lunedì 21 marzo 2011 16:09
 

(aggiunge altri dettagli da comunicato)

MILANO, 21 marzo (Reuters) - Le svalutazioni per oltre 400 di euro legate all'avviamento di alcuni asset del gas pesano sull'utile netto di Edison EDN.MI per il 2010 che si ferma a 21 milioni di euro, secondo un comunicato. Nel 2009 l'utile netto aveva raggiunto quota 240 milioni.

L'Ebitda è pari a 1,369 miliardi in calo del 6,9% rispetto al 2010.

La società non distribuirà alcun dividendo a seguito del risultato negativo della capogruppo Edison spa per 86 milioni. Nel 2009 la società aveva distribuito un dividendo di 0,0425 euro per le ordinarie, di 0,0725 euro per le risparmio.

L'ebit del gruppo si attesta a 273 milioni da 699 milioni nel 2009 (-60,9%) a causa dell'effetto congiunto sia dell'azzeramento dei margini, divenuti negativi a partire dall'ultimo trimestre 2010 dell'attività di importazione e vendita di gas, a cui si aggiungono svalutazioni per oltre 400 milioni di euro (56 milioni di euro nel 2009). Tali svalutazioni si riferiscono, tra l'altro, per 213 milioni di euro agli asset egiziani e riflettono sia la riduzione delle riserve stimate (72 milioni) nella concessione di Abu Qir sia la valutazione del rischio (130 milioni) legato al particolare contesto del paese nord africano.

Per quanto riguarda gli asset elettrici, le svalutazioni, pari a circa 140 milioni, tengono conto della minor redditività attesa di alcuni impianti termoelettrici che dopo la risoluzione anticipata delle convenzioni CIP 6 verranno dispacciati sul mercato libero. Infine è stato svalutato per 40 milioni di euro un impianto termoelettrico di cui è prevista la dismissione.

Nel 2010 i ricavi di vendita sono cresciuti del 17,8% a 10.446 milioni grazie al buon andamento della filiera energia elettrica (+12,8%) e della filiera Idrocarburi (+21,2%), spiega la nota.

La società sottolinea che il mercato del gas sta vivendo una fase delicata e imprevedibile che ha le caratteristiche di una vera e propria bolla e che interessa tanto l'Italia quanto l'Europa. La forte riduzione del livello di domanda è stata aggravata, da una parte dall'aumento, avvenuto nell'ultimo quinquennio, di circa il 25% della capacità complessiva di importazione sia in Europa sia in Italia e dall'altra dall'arrivo sui principali hub europei di considerevoli quantitativi di gas spot (soprattutto Lng).   Continua...